“Sette Anime” di Gabriele Muccino: quando un film insegna l’importanza delle piccole cose

In SPETTACOLO by redazioneLeave a Comment

Per la rubrica settimanale è la volta di un regista italiano del calibro di Gabriele Muccino. Dopo aver mostrato il suo talento con “L’ultimo bacio”, un film diventato ormai un cult, e “Ricordati di me”, Muccino ha iniziato la sua avventura hollywoodiana con successo. Un sogno che diventa realtà avere la possibilità di farsi conoscere cinematograficamente negli Stati Uniti e ottenere un ampio riconoscimento. L’esordio americano è stato con “La ricerca della felicità” e a seguire “Quello che so sull’amore” e “Padri e figlie”. E’ del periodo americano anche “Sette anime”, uscito nelle sale cinematografiche nel 2008 e che è il film consigliato per le giornate uggiose o piovose nelle quali solo un bel film insieme ad una tazza di cioccolata calda può consolarci.

Tim Thomas (Will Smith) è un uomo in cerca di redenzione, la cui missione, secondo la legge del contrappasso, è quella di migliorare la vita di sette persone. Ma per fare questo ha bisogno di conoscere i suoi uomini, e comprendere se meritano realmente il riscatto che è pronto ad offrire. In “Sette anime”, Muccino ha la consapevolezza di chi sa di dover per forza commuovere, rasentando in più di un’occasione quella linea che separa il patetico dal ridicolo (raggiungendo l’apice con una storiella telefonica, raccontata da Will Smith Rosario Dawson).
Il titolo originale del film “Seven Pounds” richiama il  Mercante di Venezia di Shakespeare ossia una libbra di carne per ogni debito da saldare. Seppur l’intreccio è originale perchè lega le vite di sette persone ad un unico e devastante episodio e riesce a descrivere la pluralità di condizioni di vita e di modi di sentire e di interagire con la società, Muccino poteva sfruttare meglio l’occasione di lavorare per la seconda volta con Will Smith e con la straordinaria Rosario Dawson.

Alcune cose potevano essere migliorate. A partire dalla gestione del cast e dall’uso delle musiche. Il regista Muccino, infatti, non sfrutta al meglio un cast degno delle grandi occasioni, relegando a poco più di qualche minuto un Woody Harrelson in stato di grazia che è sicuramente il più bravo all’interno della storia.

Inoltre, come se non bastasse, perde tempo ad incorniciare momenti piuttosto che a delineare trame, conducendoci lungo una strada caratterizzata da musiche strazianti e spasmi di vitalità (in)volontari verso un doloroso happy ending, sulle note di I’m Into Something Good. Ma quel brano è così legato a Leslie Nielsen e alla sua Pallottola Spuntata che è impossibile non trovarlo fuori luogo.

“Sette anime” è il secondo lavoro americano di Gabriele Muccino e, anche se ha qualche imperfezione sicuramente legata a notevoli fattori e circostanze, merita di essere visto perché racconta angoscia e solidarietà, dolore e speranza, amore e senso di ricompensa senza mai allontanarsi da un’unica certezza: la realtà quotidiana è piena di imprevisti ma spetta solo dal singolo individuo l’intenzione di migliorarla con le sue azioni ed imparando dalla sofferenza la gioia di fare del bene.

Buona visione!