Osservatorio PMI: nelle aziende italiane serve più cultura manageriale

Le micro e piccole imprese in Italia svolgono un ruolo determinante sul quadro economico e produttivo del paese. Di 4,4 milioni di aziende attive, le microimprese con meno di 10 addetti costituiscono la fetta  numericamente più grande del mercato (95,05% del totale), contro lo 0,09% delle grandi imprese. Le 206mila Pmi, invece, rappresentano il 4,86% del tessuto imprenditoriale italiano, e sono responsabili, da sole, del 41% dell’intero fatturato generato in Italia. 

Le imprese con meno di 10 addetti, vera linfa del nostro sistema produttivo, però, hanno una capacità produttiva considerevolmente inferiore rispetto agli altri stati membri europei: generano in media un valore aggiunto di 30mila euro per addetto, contro i 46mila di Francia e Germania e i 35mila europei. Accrescerne la competitività, andando a ridurre il divario produttivo rispetto alle grandi aziende, rappresenta la chiave di volta per sbloccare l’ampio potenziale, ancora inespresso, del tessuto imprenditoriale italiano. La digitalizzazione è sicuramente necessaria, ma un altro aspetto deve essere corretto: la scarsa cultura manageriale del nostro Paese. Come affermava Piero Angela “L’Italia è piena di menti straordinarie e di scienziati, ma manca di un’intelligenza di sistema e della capacità di organizzare questa intelligenza in un processo.” 

Per cercare di misurare concretamente lo stato attuale della preparazione manageriale delle Pmi italiane, Business Coaching Italia sta conducendo una ricerca dettagliata, che attualmente vede coinvolte 1.500 Pmi italiane, ma che nei prossimi mesi amplierà ulteriormente il raggio d’azione. L’obiettivo finale è quello di creare un Osservatorio nazionale, aggiornato in tempo reale,  sullo stato di salute del tessuto imprenditoriale italiano. 

La ricerca è stata condotta sottoponendo agli imprenditori un questionario che vuole misurare quanto l’imprenditore stesso si senta competente su determinate tematiche necessarie alla salute e prosperità dell’azienda. Le macroaree sono 5: leadership, organizzazione aziendale, vendita, marketing e finanza spiega Antonio Panìco, founder di Business Coaching Italia e vincitore per due anni consecutivi, 2021 e 2022, dell’ambito riconoscimento internazionale di “Business Coach dell’anno” ai Ceo Today Management Consulting Awards.  

 I risultati fin qui raccolti raccontano di una classe imprenditoriale che, in tema di finanza, è ancora poco attenta alle numeriche: solo il 40% degli intervistati sa in quale mese dell’anno raggiungerà il break-even point, meno del 30% ha un business plan scritto per il raggiungimento del budget e meno del 23% calcola il ROI dei propri investimenti. Sul piano dell’organizzazione aziendale, invece, i dati più interessanti su cui andare a lavorare riguardano la mancanza di procedure definite sia delle mansioni, come degli obiettivi dei singoli dipendenti; solo il 27% dichiara inoltre di avere delle metriche scritte per la valutazione del lavoro svolto dai propri addetti e meno del 40% conta su collaboratori in grado di lavorare in modo autonomo”. 

Un’azienda sana necessita inoltre di una leadership concreta, efficiente e responsabile, che sia in grado di guidare i collaboratori.

Purtroppo emerge che solo il 25% delle imprese dispone di obiettivi chiari e misurabili per i propri addetti; le stesse valutazioni sull’operato, condotte dalla metà del campione, non vengono tracciate e rese note. Questi aspetti, uniti alla mancanza di sistemi di incentivazione noti e chiari a tutti, concorrono a rendere il dipendente meno partecipe al successo dell’azienda e oggi, in tempo di great resignation, in cui è sempre più il lavoratore a scegliere l’azienda e non il contrario, rende molto difficile per l’impresa trattenere le risorse migliori” prosegue Panìco. 

 Il tema delle vendite, che dovrebbe essere cruciale per la stabilità economica dell’azienda, ha dimostrato lacune importanti “la principale riguarda l’assenza, per circa il 70% delle realtà intervistate, di un modello scritto di vendita, così come di singoli script per ogni persona preposta alla vendita; mancano inoltre spesso degli script di risposte alle obiezioni, lasciando la gestione del problema in balia del singolo dipendente, cosa impensabile per una realtà che vuole crescere”.

Dal questionario compilato da oltre 1500 imprenditori emerge quindi in modo chiaro una scarsa propensione a sistematizzare e organizzare i processi; troppo spesso le numeriche dell’azienda sono sconosciute e monitorate di rado, con il rischio che non vengano adottate misure correttive in tempo utile sulla strategia di business. La mancanza di una leadership forte inoltre, comporta che il peso dell’impresa ricada sulle spalle dell’imprenditore, andando a minare la scalabilità sostenibile dell’impresa” conclude Antonio Panìco.



redazione