Mondovì: città di magia, misteri e tesori nascosti

Mondovì è oggi, tutto sommato oggi è una cittadina tranquilla, dove la vita scorre lenta e senza particolari casi di cronaca o criminalità eclatanti. Fu fondata nel 1198 e il primo borgo fu posto in cima ad un colle: il rione, chiamato “Piazza”, oggi è sempre meno abitato, ma resiste nei secoli con splendide opere architettoniche medievali. La città successivamente si sviluppò a valle lungo il fiume Ellero, affluente del Tanaro che a sua volta sfocia nel Po.

Bene, la storia di oggi riguarda proprio il periodo in cui la cittadina era fortemente influenzata dal clero. Nel 1600 la terribile piaga della caccia alle streghe si era molto attenuata, ma nonostante questo la paura nel popolo era ancora palpabile e ci si guardava bene dal fare o dire cose equivoche o sconvenienti.

In tutto il Piemonte ancora oggi i superstiziosi credono che esistano donne dalle capacità sovrannaturali capaci di lanciare malefici sulle persone e sulle cose. Anche se oggi si tende a confonderle con le streghe, le “masche” sono qualcosa di diverso. Per comodità, vengono assimilate alle prime.

Ok, andiamo al 1650. Sfogliando un libro dello scrittore Massimo Centini sulle leggende e le curiosità piemontesi si scopre che in quegli anni a Mondovì viveva il governatore della città Carlo Operti, che ospitava in casa una donna conosciuta come “la Druida“. Il nome della donna è andato perduto nei secoli e l’appellativo è fuorviante: per le sue pratiche esoteriche e per gli intrugli che era solita creare e vendere alla gente e sarebbe più consono accostarla alla figura delle masche.

Quella ragazza, descritta di una bellezza unica (si diceva che fosse così bella a causa di un sortilegio), pur essendo accostata alla figura del governatore non disdegnava le attenzioni e le relazioni con altri cittadini, ma il suo punto forte era la magia nera.

Specializzata nel lanciare maledizioni su persone animali e cose, alla donna venivano spesso richiesti i suoi servigi dalle persone a valle, disposti a pagare anche profumatamente un incantesimo. Per lo più la Druida lanciava il malocchio su qualche proprietario terriero che avanzava troppe pretese o sui membri di una famiglia “scomoda” a qualcuno a monte, ma la leggenda vuole che ella fabbricasse anche pozioni d’amore per concupire giovani fanciulle, amuleti per causare o rimuovere la sfortuna, intrugli medicinali contro ogni malanno e veleni mortali in grado di uccidere le persone con apparenti malattie, durante le quali non solo il corpo, ma anche l’anima soffrisse già le pende dell’inferno. E tutto aveva un prezzo.

Tra le sue ricette più famose c’è un veleno che si diceva ricavato catturando un giovane contadino a valle, chiudendolo in un sacco assieme a delle vipere ed estraendone il sangue una volta morto. Con quel sangue ed alcune erbe di sua conoscenza ella creava il famoso veleno da diluire nella minestra della persona che si voleva maledire e in grado di far ammalare chiunque e farlo morire tra atroci spasmi. Si dice, appunto, che fosse un veleno talmente potente da indirizzare l’anima all’inferno.

Una seconda raccapricciante dote era quella di tormentare le persone utilizzando una statuetta, un po’ come la magia nera voodoo. Serviva una statuetta di cera vergine messa in infusione con olio santo, sangue di gatto o di bambino e ricoperta della terra del cimitero. La statuetta veniva completata con un capello della vittima prescelta e punta con una spina di una lisca di pesce detta “micros” causando alla vittima dolori lancinanti ogni volta che lo si desiderava.

Le richieste dei servigi della Druida giungevano perfino dalla città di Cuneo e più i suoi clienti erano ricchi e più pagavano per ottenerli. Si dice che alcuni le facessero continui regali solo per entrare nelle sue grazie e così scongiurare una sua maledizione. Il tesoro che accumulò doveva quindi essere immenso.

Ma non è finita qui.

Poco distante da Mondovì c’era (e c’è ancora) il convento cistercense di Vicoforte dove risiedeva un certo Giovanni Gandolfo, un prete studioso di astronomia, occultismo e visionario. Pare che ci fosse una strana relazione tra la Druida e il prete e che quel legame abbia sollevato molte dicerie sui due.

Iniziato dalla ragazza alle pratiche occulte, Gandolfo non cercò affatto di mettere a tacere quelle voci e addirittura nel 1648 pubblicò alcune profezie di morte sulla Casa Savoia, su Carlo Emanuele II e i suoi ministri. Profezie che gli costarono la vita. Prevedendo la morte per assassinio della “Madama Reale” fu emesso un ordine di arresto contro di lui e fu accusato di stregoneria e attentato contro i Savoia.

Incarcerato e sottoposto a tortura, l’uomo fece il nome di alcuni suoi “complici” e anche della Druida che però non fu mai trovata. Il prete studioso venne condannato a morte per squartamento sulla pubblica piazza, ma morì strangolato in cella il giorno prima dell’esecuzione e si dice che in qualche modo c’entri proprio la ragazza che volle ucciderlo con le sua mani per aver pronunciato il suo nome, ovvero la Druida

E veniamo ai tesori. La leggenda vuole che la Druida sia fuggita in Francia, ma che non riuscendo a portar via tutti i tesori accumulati li abbia nascosti nei terreni di Mondovì Piazza (la zona sull’altura) e che ancora oggi ci sarebbero molti forzieri e sacchi sepolti con tutti i suoi magnifici gioielli e monete sottratti alla gente del paese…



redazione