Lineapelle, la fiera settoriale della pelle verso la sostenibilità

Lineapelle è la mostra internazionale di pelli, accessori e componenti riservata agli operatori del settore moda. La fiera si tiene due volte all’anno nello spazio espositivo a Rho e vengono presentate rispettivamente le collezioni primavera-estate ed autunno-inverno. Tra i migliaia di espositori, provenienti da tutto il mondo si possono trovare pellami di vario genere e per tutti i gusti.

Il mondo della moda oggi è sempre più incentrato sulla sostenibilità e l’ecologia, e queste tematiche si respirano decisamente in fiera; la maggior parte degli espositori ha vicino alla propria insegna la parola sostenibilità. Ovviamente come tutti i cambiamenti, l’introduzione di materiali 100% sostenibili è e sarà graduale, ma già oggi qualcosa si sta muovendo.

Un esempio importante è sicuramente Nuo, un materiale ricavato dal legname. Questo innovativo tessuto nasce dall’idea di partire dalla lavorazione di fogli di legno di uno spessore di 0,5 mm su cui viene incollato un supporto in cotone che viene poi laserato.  Le micro incisioni laser rendono la superficie flessibile ed estremamente morbida, caratteristiche che rendono questo materiale adatto alla creazione di accessori, borse, abiti e oggetti di design. L’azienda produce il tessuto partendo dalla lavorazione del legno degli alberi di Frassino, Rovere, Noce, Faggio, Noce Fineline e Fineline chiaro.

Campioni di Nuo

Il progetto si rivela sostenibile anche in relazione al fatto che tutto il legno lavorato proviene da foreste gestite eticamente nel rispetto dell’intero ecosistema. Il legno utilizzato è certificato FSC® e questo ne garantisce la tracciabilità e l’origine. Nuo è quindi ecologico, biodegradabile e senza parti di origine animali.

Nuo però non è la sola alternativa alla pelle. Ce ne sono numerose e tutte totalmente sostenibile,innovative e soprattutto cruelty free ( ovvero senza alcun test su animali). Scopriamole insieme.

PELLE DAL VINO

L’idea tutta italiana si basa sul riutilizzato degli scarti della produzione vinicola: bucce, raspi e semi. Gianpietro Tessitore in collaborazione con l’Università di Firenze ha avviato una collaborazione che ha portato alla fondazione della compagnia Vegea. Oggi il materiale, dall’inconfondibile colore violaceo, viene utilizzato per la creazione di abbigliamento, scarpe, borse e interni di auto tra cui quelli di Honda, Volkswagen e Chevrolet.

PELLE DALL’ANANAS

Questo tessuto nasce dal desiderio di riutilizzare i materiali di scarto della coltivazione dell’ananas, che normalmente vengono bruciati o lasciati nell’ambiente a marcire.  Recuperando queste fibre si crea un materiale duttile che può essere colorato e avere differenti finiture. Al termine del suo ciclo di utilizzo, il prodotto è compostabile diminuendo così l’impatto ambientale.

Una particolare colorazione del tessuto ricavato dall’ananas.

PELLE DAI FUNGHI

Innovativa risorsa è quella rappresentata da un particolare fungo gigante della foresta subtropicale. La Zero Grado Espace, con sede a Montepulciano Fiorentino, lo ha usato per creare un nuovo tipo di pelle. I funghi vengono sottoposti a trattamenti simili a quelli della concia delle pelli animali, senza però l’utilizzo di additivi chimici. Il risultato è un tessuto estremamente simile al camoscio, idrorepellente e non tossico per l’uomo e l’ambiente. Per ora l’unico problema è la sua scarsa produzione, che lo rende adatto solo a collezioni a edizione limitata.

PELLE DAI CACTUS

Di origine messicana, la compagnia Desserto è riuscita in poco meno di due anni a sviluppare tecnologie in grado di ricavare un tessuto dai cactus. Il nuovo materiale è ecocompatibile: nella produzione infatti non si usa nessun prodotto chimico  e tossico. Le colorazioni sono le più vivaci e intense. È traspirante come la vera pelle e molto morbido al tatto.

Tutto ciò denota il movimento verso la sostenibilità del mondo fashion, sia a livello di moda che di design. Nonostante siano materiali emergenti, la possibilità di una loro affermazione è elevata. Oggi più che mai il futuro deve passare attraverso la creazione e l’utilizzo di nuovi tessuti di questo tipo. Solo così potremmo davvero definirci 100% sostenibili.

 



Eleonora Corso