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La musica torna finalmente a suonare dal vivo, ma fuori dall’Italia

In una “normalità” che ormai prevede ogni tipo di servizio adattato alla vita da Covid, vi è un’unica esperienza che nessun rider o connessione ad internet super veloce potrà mai regalarci: un concerto dal vivo. Ebbene sì, perché da quando la pandemia ci ha obbligato a riorganizzare completamente la nostra vita, dovendo rinunciare a molte attività che bilanciavano le difficoltà giornaliere, il mondo ha dovuto dire alla musica live, una delle migliori esperienze sensoriali a cui l’uomo possa partecipare, dovendo accontentarsi dei concerti in live streaming.

Eppure sembra che, nonostante l’Europa non sia ancora diventata una zona covid-free, molti paesi che ne fanno parte stiano riuscendo a creare dei piccoli stratagemmi per poter tornare ad inserire quest’attività culturale nella vita dei loro cittadini, con le giuste precauzioni e sotto forma di veri e propri esperimenti, studiando un modello sicuro e comodo per permettere di riattivare questa macchina artistica che, oltre a regalare esperienze indimenticabili, fa anche andare avanti un settore professionale che ottiene sempre dei grandi benefici economici.

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Spagna, Olanda e anche Regno Unito, attualmente il paese europeo in cui la campagna vaccinale sta andando più spedita, hanno realizzato, o realizzeranno presto, dei piccoli, ma soddisfacenti, esperimenti in cui platee non molto estese hanno assistito a dei concerti live con mascherina ma senza mantenere la distanza sociale raccomandata. Ecco quali sono stati i risultati:

Dopo il primo esperimento, ben riuscito, a Barcellona nel mese di dicembre, con una capienza di 400 persone senza distanza sociale ma con mascherina, la capitale catalana ha deciso di espandere il numero di partecipanti fino ad arrivare a ben 5.000 persone, un numero abbastanza modesto, nel palazzetto Palau Sant Jordi, uno dei più famosi, che ha ospitato negli anni nomi molto importanti della musica nazionale e internazionale.

Il giorno del concerto sono stati allestiti intorno al palazzetto ben tre centri per effettuare dei test antigienici che, in caso di esito negativo, avrebbero permesso alle persone di partecipare al concerto dei Love of Lesbians, una band indie catalana molto famosa in patria. Successivamente, le 5.ooo persone sono state divise in tre gruppi distinti a cui sono stati assegnati un settore determinato del palazzetto con rispettivi bagni e bar, con l’unico obbligo di non poter avere contatti con gli altri due gruppi.

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Il paese iberico non è l’unico ad aver dato una spinta a questo settore messo in pausa da ormai troppo tempo. All’appello si uniscono anche i Paesi Bassi, che hanno permesso di realizzare una versione soft di uno dei festival più importanti del paese: il Lowlands Festival, che ogni anno attira intorno a 50.000 persone da tutto il mondo, chiamando l’evento Back to Life, un titolo davvero azzeccato!

Sebbene le modalità di controllo olandesi dei test anti-Covid siano state leggermente differenti, e anche un po’ più azzardate, 1.500 persone hanno avuto l’opportunità di ascoltare di nuovo la musica live, e lo stesso vale per le 5.000 persone che, solo pochi giorno dopo, hanno assistito al match valido per la qualificazione ai mondiali fra Olanda e Lettonia, qui con distanza sociale richiesta.

L’Europa ha voglia di ricominciare, e paesi come Francia, Inghilterra o Spagna, che stanno promuovendo regolarmente la vendite dei biglietti per alcuni dei loro festival estivi più importanti, come il Lollapalooza a Parigi o il Reading & Leeds Festival in Inghilterra ne sono la prova. Tuttavia, in questo clima di positività e voglia di ripartenza, l’Italia non sta dando segnali di vita, portando a pensare che, sfortunatamente, anche quest’estate si dovrà rinunciare alla musica live.



Marco Russano