“La Mia Africa” di Sydney Pollack è il film imperdibile della settimana

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Con “La mia Africa” inauguriamo la rubrica settimanale dedicata ai film consigliati quando volete vederne uno, ma non sapete quale scegliere e perchè. Non fate i vaghi o i disinteressati. Una volta nella vita è capitato a tutti di aver del tempo libero, serie tv preferite terminate e nessun titolo di film in mente per trascorrere un paio di ore in tranquillità. Benvenuti, quindi, nella nostra rubrica settimanale e buona visione!

La mia Africa è un film di Sydney Pollack, ispirato all’omonimo romanzo di Karen Blixen con due protagonisti d’eccezione come Meryl Streep e Robert Redford nel ruolo rispettivamente di Blixen e di Denys Finch-Hatton, un cacciatore con cui la scrittrice ha vissuto una storia d’amore ambientata tra i colori, i paesaggi e i profumi dell’Africa.

Chi lo accosta ai capolavori di David Lean, chi lo reputa un patinato e sontuoso spettacolo, chi lo vede come una love-story struggente e romantica, chi lo giudica un kolossal suggestivo e fluviale, chi lo interpreta come un viaggio alla scoperta di un continente misterioso, ma è certo che il film, seppur degli anni Ottanta, ancor oggi è godibile e affascinante come pochi. La Mia Africa è, al contempo, un film epico e un grande racconto romantico: intenso e non convenzionale, appassionato ma non banale.

È soprattutto una storia d’amore e d’indipendenza femminile. Ed è da sottolineare che nessuno come Pollack sa parlare d’amore senza cadere nella retorica di un modello vecchio come il mondo.

Il regista preferisce andare in contro-tendenza e così La Mia Africa, sorprendentemente, non mostra alcuna scena d’amore, alcun amplesso tenero e dolce e quando il momento del rapporto arriva, la cinepresa si concede pochissimi primissimi piani. Si pensi alla scena  in cui, all’ombra di un eucaliptus, nella sua piantagione, Meryl si lava i capelli, ha bisogno di acqua fresca, e Robert l’aiuta, versandogliela sul viso, sul collo.  “Resta, a mio parere, uno dei momenti migliori d’amore e d’intimità inespressa, ma chiara, offerti dal cinema” ha detto giustamente Redford.

Una pioggia di statuette ha incoronato il film, uno dei più riusciti ritratti della natura africana. Immagini impareggiabili, campi lunghi che incantano: si rimane veramente a bocca aperta per la bellezza dei luoghi. Del resto tutto il film è tecnicamente impeccabile: non solo straordinario nella fotografia ma anche splendido nella indimenticabile colonna sonora.

Punto di forza dell’intero lavoro è naturalmente la recitazione: Klaus Maria Brandauer intelligentemente dimostra di non essere prigioniero del suo Mephisto. Da lodare senza riserve Robert Redford (attore feticcio di Pollack con cui ha girato ben sette film, un sodalizio e un’amicizia più che trentennale). Meryl Streep è al massimo della forma. Quella che da molti è considerata la sua migliore interpretazione non è stata premiata con l’Oscar e il verdetto dell’Academy stupì e indignò tutti.

Tra tutte, indimenticabile la battuta: “Avrà pregato bene chi molto ha amato, sia esso un uomo, un uccello o una bestia”.

BUONA VISIONE!