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“La Juventus è una squadra inallenabile”: sì, aveva ragione Maurizio Sarri

Tutti o quasi ricordiamo la frase uscita dalla bocca di Maurizio Sarri alla fine del suo percorso alla Juventus quando, seppur con uno scudetto vinto, le difficoltà furono enormi (anche causa Covid-19). “Questa è una squadra inallenabile”, la frase dell’ex Chelsea rivolta alla dirigenza. Una dichiarazione sicuramente forte ma che, a distanza di due anni, si rivela realistica. 

In ordine cronologico

Andiamo con ordine. Sarri prende in mano un lavoro straordinario svolto da Antonio Conte prima e Max Allegri poi, l’eredità pesa come un macigno e gestire un campione del calibro di CR7 (più tutti gli altri) è compito arduo per tutti. La sua Juventus non dispiace nelle prime fasi, segna con regolarità e, seppur non trovando mai il calcio champagne di Napoli, è carina da vedere e molto efficace.

Intorno a metà stagione però qualcosa succede, è evidente che la squadra non è in un momento fisico eccelso e che la sinergia gruppo-allenatore è pari allo zero. Il finale è scritto: la Juventus vince lo scudetto più che per vantaggio accumulato nei primi mesi di Serie A che altro, in Champions crolla sotto i colpi dello strasfavorito Lione di Depay e tanti saluti a Maurizio Sarri. Subito dopo, ecco la dichiarazione con cui abbiamo iniziato l’articolo. Colpa dell’allenatore, fu detto, esoneriamolo.

Photo: Kenta Jönsson / BILDBYRAN / Insidefoto / Cop 210
ITALY ONLY

Nella stagione successiva in panchina abbiamo l’esperimento Andrea Pirlo. Il bresciano, alla prima esperienza in assoluto, accetta senza riserve un progetto già sulla graticola. Il mercato in entrata è abbastanza promettente, arrivano rinforzi come McKennie, Kulusevski, Arthur (richiesto da Sarri) e Alvaro Morata. La stagione anche qui inizia molto bene, tutti con voglia ed entusiasmo. Finito il periodo d’oro, ecco la vera faccia della medaglia. La Juventus non riesce a fare gioco, si parla di litigi interni nello staff e ha dei calciatori da milioni di euro l’anno costantemente o ai box o come se lo fossero. Qualche minimo risultato arriva comunque, solo ed esclusivamente grazie ai fenomenali Cristiano Ronaldo e Federico Chiesa. Per il resto, il vuoto. Dybala tutto l’anno ai box, Morata non incide, Kulusevski si è perso, Ramsey si gode i suoi sette mln a stagione senza giocare. Ma l’elenco potrebbe essere infinito.

Una volta eliminati dalla Champions poi (contro il Porto), tutto si è nuovamente sgretolato. I bianconeri hanno la fortuna dalla loro e, nel finale di stagione, si qualificano alla Coppa europea più prestigiosa, ma è solo abnorme fortuna. Colpa di Pirlo, si era detto, esoneriamolo.

Presente

2021, torna Massimiliano Allegri. Sappiamo tutti come sta andando. Per lo più, questa squadra ha un Ronaldo in meno senza averlo sostituito. Moise Kean? Serviva a prescindere e non può essere l’erede del portoghese. La Juventus non riesce a costruire gioco se non quando gioca più per cuore che altro (vedi Juve-Zenit), ha una tecnica scadente in diversi ruoli del campo. Oltretutto, la cosa più grave è che buona parte dei calciatori ormai da due anni e mezzo hanno deciso di non correre più, o magari farlo a intermittenza. Sento da più parti parlare di squadra competitiva, colpe degli allenatori che dovrebbero dimettersi e troppo, troppo poco di responsabilità da parte dei calciatori, quelli che poi vanno in campo e decidono le sorti di una squadra, una società e una tifoseria.

La società sbaglia mercato da tre, quattro sessioni, in cui è riuscita nell’impresa di sgretolare un lavoro leggendario che durava da quasi dieci anni. Non si può vincere sempre e per sempre, è chiaro, ma una storica big del calcio italiano come la Juventus non può essere rappresentata da calciatori che hanno smesso di correre e lottare per la causa, qualcuno forse non ha mai iniziato a farlo. Se vogliamo, continuiamo a dire che Allegri abbia un gioco scadente (vero) e che Pirlo sia stato il male della Juventus (falso), ma le colpe potrebbero essere altrove?

“Questa squadra è inallenabile”: sì, aveva ragione Maurizio Sarri.



Marco Cavallaro