Intervista ad Andrea Vidotti: a tu per tu con un manager sportivo

Abbiamo avuto la possibilità di scambiare alcuni spunti con Andrea Vidotti, manager sportivo veneziano molto conosciuto tra gli addetti ai lavori e non solo. Andrea Vidotti si laurea in Economia e Commercio e sin da ragazzo decide di seguire la propria passione, fino a farla diventare il suo lavoro: lo sport.
Così decide di specializzarsi in Diritto ed Economia dello Sport, diventa agente FIFA ed Agente di Ciclisti professionisti. Ad oggi è anche docenti in alcuni tra i migliori master relativi allo sport management. Tra i suoi assistiti si annoverano i nomi di Alberto Tomba, Christof Innerhofer, Dorothea Wierer, Stefano Tonut, Giusy Versace e molti altri.
Andrea rappresenta una figura di grande ispirazione per tutti coloro che desiderano entrare nel mondo sportivo per via della sua vitalità e dell’intensità con cui ogni giorno affronta nuove sfide, garantendo massima disponibilità a chiunque si trovi a contatto con lui. Leggere per credere!
Qual è il stato il percorso lavorativo che ti ha portato ad essere dove sei ora? 
Quando mi sono laureato in Economia e Commercio la mia strada era segnata, con un padre commercialista avrei dovuto lavorare nel suo studio. Ma io sono sempre stato innamorato dello sport e la mia volontà era di lavorare in quel mondo. Ho avuto la fortuna di iniziare a lavorare a Bologna con Alberto Tomba, il più grande di tutti. Da lì è iniziato il mio percorso professionale.
Che ruolo ha la passione in un lavoro frenetico ed imprevedibile come il tuo? 
La passione per me è al primo posto. Grazie al fuoco che hai dentro non senti la fatica, lavori tutti i week end, rispondi al telefono alle 11 di sera, fai 70.000 km all’anno. La passione ti fa superare ogni ostacolo.
Cosa conta più di tutto nel tuo lavoro? 
La professionalità, la lealtà, la correttezza, l’umiltà, l’entusiasmo, le relazioni e poi il fatto di non sentirti mai arrivato. C’è aggiornamento continuo nel mio lavoro.
Molti dei tuoi assistiti sono grandi sciatori o provenienti dall’atletica leggera. Come mai questa scelta di seguire sport non mainstrem? 
Ho sempre avuto una grandissima passione per gli sport invernali. Negli ultimi anni mi sono indirizzato anche verso altre discipline. In realtà sarei anche Agente FIFA e Procuratore dei ciclisti professionisti, ma il calcio non ha mai avuto un ruolo preponderante nella mia carriera.
Che importanza hanno i valori dello sport nel mondo dell’impresa? 
Sono fondamentali. Di solito un’azienda, quando sponsorizza un atleta, ne sposa i valori e  tanto più questi valori sono vicini all’identita’ aziendale, tanto più la sponsorizzazione sarà azzeccata. Una delle sponsorizzazioni sportive più riuscite è stata quella Barilla con Alberto Tomba perché c’era perfetta identità di valori.
Qual è l’esperienza o il progetto di un tuo assistito che più porti nel cuore?
Sono tantissimi quelli che ho nel cuore, perché ho avuto la fortuna di lavorare sempre con campioni che sono prima di tutto delle grandi persone. Per me vengono prima i rapporti umani e poi quelli professionali.
Un evento che mi ha dato tantissimo in termini di esperienza umana è stato il Ritiro Estivo a Jesolo di Alessandro Del Piero con il suo Sydney: coordinare un Team di lavoro di 100 persone per un mese e lavorare a stretto contatto con un professionista come Ale è stato molto, molto appagante e gratificante.
Cosa ti senti di dire ai ragazzi che sognano di entrare nel settore sportivo?
Di non porre limiti ai propri sogni. Quando ho iniziato il mio percorso professionale mei avrei pensato di arrivare dove sono oggi, ma sono sempre stato un sognatore e sono convinto che con la forza di volontà ogni traguardo è raggiungibile.



Paride Rossi