Intervista ad Andrea Rigano: We Kill What We Love è il nuovo fotolibro

S’intitola “We Kill What We Love” il nuovo libro del giornalista e fotografo Andrea Rigano pubblicato in questi giorni da Salad Days Mag Publishing.

Andrea Rigano, classe 69, fotografo professionista dal ’97, ha collaborato con numerose riviste ed agenzie fotografiche. Le sue foto sono state pubblicate in quotidiani e magazini italiani e internazionali.

Nel 2009 ha fondato Salad Days Mag trimestrale freepress di streetculture, musica e boardsports che attualmente dirige.

Ha all’attivo la pubblicazione di 3 fotolibri quali “Lungo la strada” (2000 Kob Records), “#westand” (2020 Alcatraz) e l’ultimo “We Kill What We Love”

PH. Roberto Graziano Moro

Quest’ultimo è una raccolta fotografica che racconta e documenta oltre dieci anni di Hip-Hop nel nostro Paese attraverso 150 immagini d’autore che ritraggono 60 artisti da tutto il mondo.

Rigano, ispirandosi della tradizione fotografica dei grandi maestri come Janette Beckman o Ricky Powell, mette da parte la fotografia “commerciale” per rappresentare nella sua intensità emotiva la parte più “vera”: quella della performance in pubblico. Il 19 settembre prossimo presenterà il libro al Bloom di Mezzago (MB).

In ‘We Kill What We Love’, vi sono dieci anni di Hip-Hop internazionale in 150 scatti artistici. Da dove nasce l’esigenza di realizzare questo progetto?

Circa 20 anni fa dopo aver pubblicato il mio primo fotolibro ‘Lungo La Strada’ (Kob Records) su tre anni di musica hardcore punk, pensai che sarebbe stato interessante farne uno simile anche sulla musica hip hop / rap; in principio volevo solo raccogliere qualche scatto per una mia collezione privata, ma quando decisi di fondare Salad Days Mag mi resi conto che avevo effettivamente bisogno di contenuti validi sul genere. Per forza di cose iniziai ad accumulare materiale su materiale. Ho dovuto mettere un punto e pubblicare il volume, altrimenti conoscendomi sarei andato avanti all’infinito.

Vedila così, dopo 20 anni era giusto rimettersi in gioco.

In base a quali criteri ha scelto le foto?  

Eh bella domanda: principalmente foto inedite della mia collezione, solitamente non “spreco” la prima scelta sui social perché non mi interessa nè mi appaga; in secondo luogo l’impatto visivo ed emozionale che riesce a trasmettermi un’immagine particolare.

In poche parole se mi esalto a guardarle stai sicuro che finiscono sul libro o sulla rivista. Ho sempre desiderato che i miei scatti rimanessero impressi su un supporto cartaceo differente dalle stampe fotografiche tradizionali di cui non sono mai stato un devoto consumatore.

Qual è la foto presente nel libro a cui è più legato e perchè?

Domanda faziosa questa, non ho foto preferite in modo particolare, mi piacciono più o meno tutte, forse come act ti direi i Public Enemy, ma più per le storie che ci sono dietro e l’attitudine dei personaggi che per inquadratura e tecnica in se…

Parliamo dell’hip hop. Oggi c’è chi lo ama e chi lo odia. Come tutte le cose che segnano profondamente un’era, se ci pensiamo. Secondo lei, per cosa dobbiamo dire grazie all’hip hop? E come se lo immagina il ruolo dell’hip hop tra dieci anni?  

All’hip hop dobbiamo dire grazie di esistere punto e basta! Tra 10 anni chi lo sa come si evolverà questo genere, non mi sarei mai aspettato che diventasse un fenomeno di massa nel nostro Paese, ma probabilmente gli interpreti di oggi sono stati bravi a trasformare la cultura nazional popolare della canzone italiana in una sorta di modernismo musicale (anche se stravolto nei contenuti e nell’ideologia primordiale). Nel bene e nel male sia chiaro…

Parliamo invece di fotografia. Tralasciando il fatto che i social hanno minato probabilmente al ruolo del fotografo oggi, secondo lei perché ha ancora senso fotografare e stampare le foto, come ha fatto in questo libro?  

Ha senso perché i blogger del futuro non possono “comprarsi” una IG Story e ripostarla come pezzo pregiato, mentre con WE KILL WHAT WE LOVE un bel po’ di materiale per le loro avventure digitali lo avranno di sicuro. Scherzi a parte, un libro è un libro e la storia ce lo insegna. Non mi pare ci sia bisogno di chiarirlo ulteriormente, un libro non va mai in scadenza.

Cosa c’è in agenda per i prossimi mesi?  

Sto lavorando a delle mostre fotografiche dedicate, pandemia permettendo. Sono a mio avviso l’espressione più valorizzante di un progetto come questo. Un drop streetwear dedicato in collaborazione con il brand 5tate Of Mind che colgo l’occasione per ringraziare insieme ad American Socks, due realtà da seguire e supportare che hanno creduto da subito in WE KILL WHAT WE LOVE senza interessi di sorta.



Sandy Sciuto