Intervista a SERYO: vi racconto il mio album di inediti Nessun Titolo

Abbiamo avuto il piacere di intervistare SERYO, al secolo Nicola Cavallaro, in occasione dell’uscita del suo primo album di inediti “Nessun Titolo”. Dodici tracce che raccontano un viaggio nelle esperienze di Seryo, che si presenta senza fronzoli, mettendo al centro solamente le proprie sensazioni.

Il disco era stato anticipato negli scorsi mesi dalle tracce “C’è posta per te”, “Bad Boy”, “Per un po’ di metadone”, brani che lasciavano presagire un lavoro degno di nota, di grandissima personalità.

Nessun Titolo” rappresenta solamente il primo step di SERYO, capace di interrogarsi e presentare al pubblico il suo io più privato. Un lavoro assolutamente da ascoltare per comprendere a pieno ogni sfumatura di SERYO, artista che prova a far immedesimare l’ascoltare nei proprio ricordi ed emozioni.

Cosa si prova a pubblicare il primo album di inediti dopo anni di sacrifici?

Per arrivare a pubblicare un album, dietro ci sono tanti momenti belli, ma anche tante sofferenze vissute. Alla fine le storie che racconto sono tutte autobiografiche, quindi già avere la possibilità di raccontare la propria vita senza giri di parole non è una cosa semplice. E’ come mettersi a nudo, è difficile non cadere nell’incomprensione.

Non ti nego che, dal punto di vista personale, è uno dei momenti più strani e belli della vita artistica. Credo tanto nella musica, non lo faccio per il mercato, per quanto possa sembrare banale questa cosa (ride ndr), ma perché voglio far questo.

Quando arrivi a chiudere uno step della tua vita artistica, nel mio caso successivamente ad un voltare pagina e a trovare un modo nuovo di comunicare il mio vissuto, è sempre un momento tosto, ma bello. E’ come sbloccare un tassello in più di se stessi.

Verso gli altri spero che le persone possano ascoltare l’album con mente e cuore aperti, con la voglia di capire, di essere stimolati a comprendere la durezza dei sentimenti esposti. E’ un momento unico da vivere per chi fa questo mestiere.

Qual è l’obiettivo di “Nessun Titolo”?

L’obiettivo è disturbare l’ascoltare, cioè fare in modo che l’ascoltatore si senta disturbato a 360 gradi, dalle mie parole crude o dalle mie debolezze. Mi auguro di suscitare negli ascoltatori delle emozioni, accendendo una piccola scintilla in ognuno.

Qual è il fil rouge che lega i singoli tra loro?

Effettivamente il fil rouge è il racconto di una persona che, dopo aver subito prima se stesso e successivamente il contesto della società, si impegna a  non essere spettatore, a diventare parte attiva, prendendo decisioni, rifiutando sensazioni negative.

 Come nasce un tuo brano?

Paradossalmente avviene in maniera abbastanza semplice. Quando sento il bisogno di raccontare una storia è come se sapessi quello che voglio raccontarti.

 

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Scrivendo effettivamente di cose che ho vissuto e che mi sono ben chiare, non volendomi porre nessun tipo di limite, comincio a vivere un viaggio in me stesso. E’ come se mi sovvenisse una sensazione di quello che ho vissuto. Allora subito cerco di rientrare in quel mood al 100%, per fare in modo che il racconto sia il più realistico possibile.

Una volta ritrovata la connessione con quella sensazione, ti racconto punto per punto quello che ho vissuto

Quali sono gli artisti che vedi come cardini nella costruzione della tua produzione musicale?

In generale l’essere cresciuto con il cantautorato, con da un lato il panel rock & roll dei Led Zeppelin e dall’altro De Andrè.

L’aver vissuto la musica scritta di proprio pugno attraverso esperienze di vita con visioni diverse, composte da un lato la parte italiana con visioni più brutali e reali e dall’altro un mood più psichedelico come la parte americana ed inglese.

Tutte queste esperienze sono parte del concetto di crudo e vero. Io nasco da questo, dal blues, dal soul, fino ad arrivare a Dalla. Per me sono entrambe facce della stessa medaglia, nati in momenti diversi, ma con l’obiettivo comune di raccontare realtà, non solo quello di essere pop, ossia popolari.

Più sei generico, più sei popolare, perché racconti delle cose in cui più persone si possono riconoscere. Effettivamente però, è vero che è facile riconoscersi in cose ad ampio stretto, ma quello che mi segna è quando mi riconosco in qualcosa di vissuto che mi taglia a metà. Ho cercato di raccontare le mie esperienze così.

 Possiamo definirti un artista in contaminazione continua?

Sì, possiamo serenamente dire che il cambiamento è la base dell’evoluzione. Chi fa musica, se sei reale, puoi essere quello che vuoi, anche rock n’roll.

 L’album è finalmente arrivato. Ora quale sarà il prossimo step? Cosa non vedi l’ora di fare?

Non vedo l’ora di suonare live l’album. Mi manca sentire l’odore del backstage, sentire la gente che parlicchia, mi manca il brivido del partire.

Sto continuando già a scrivere, poiché credo sia fondamentale non perdere la voglia di dire la propria. Per quanto siamo insicuri in questa categoria, l’ultima cosa da fare è pensare di essere arrivati pubblicando un album. Provo sempre, quindi, ad avere una continuità di scrittura, di racconto riconoscibili.



Paride Rossi