Intervista a Roberta Giallo: “A Lucio Dalla ho dedicato L’oscurità di Guillaume”

In MUSICA by Sandy Sciuto Comments

Roberta Giallo è cantautrice, autrice, performer teatrale, pittrice e scrittrice. Nella sua carriera vanta sia importanti collaborazioni con artisti del calibro di Lucio Dalla, Samuele Bersani, Federico Rampini e Valentino Corvino sia l’apertura dei concerti di Sting, Carmen Consoli, Edoardo Bennato e Alex Britti.

Talento e determinazione che sono stati ampiamenti riconosciuti e “premiati”. Roberta Giallo, infatti, ha vinto – solo per citarne alcuni – il Premio dei Premi MEI 2017, il Premio Bindi 2017, il premio “Un Certain Regard” per la migliore esibizione live di Musicultura 2013, per due volte consecutive la borsa di studio per autori al CET di Mogol, il Premio Inedito – Colline di Torino 2017 e la targa Cora al Premio Lauzi 2017.

Nel 2017 ha pubblicato il suo album “L’Oscurità di Guillaume”, prodotto da Mauro Malavasi e patrocinato da Lucio Dalla.

Noi di Social Up l’abbiamo raggiunta per intervistarla. Roberta Giallo ci ha raccontato della sua passione per la musica, dell’incontro con Lucio Dalla, del suo nuovo progetto discografico e dei progetti per il 2018.

Come nasce la tua passione per la musica e quando hai deciso di farne un lavoro?

Da che ho memoria di me ho memoria della mia passione per la musica. Diciamo che nei primi ricordi d’infanzia mi vedo già al piano (ho iniziato a suonarlo a 4 anni e mezzo) e a canticchiare, inventando melodie.

Alcune cose non nascono neanche: “sono innate”. Credo che la musica “facesse parte di me” da prima che nascessi. Sicuramente mia madre ha giocato un ruolo cruciale in tutto questo, mi ha sempre detto di aver ascoltato molta musica quando “mi aspettava”… molta musica classica per l’esattezza. Non posso giurare di avere ricordi prenatali a riguardo, ma ciò che mi è stato riferito risponde alla tua domanda: la mia passione è “nata con me”.

Farne un lavoro è stata la “necessaria conseguenza”, una passione così viscerale trova il modo di farsi spazio nella vita, assorbendola e assorbendoti completamente.

Questo non vuol dire che io non abbia fatto o che non faccia le cose che fanno gli altri: dormo, mangio, esco con gli amici, ho una vita sentimentale, ma vuol dire che tutto quello che mi accade viene in un certo qual modo sempre rielaborato attraverso la scrittura. Mi nutro della mia esistenza e di quella altrui per riportarla in canzoni, in musica; è un lavoro continuo questo, di osservazione, di rielaborazione, di ispirazione, di ascolto. Fortunatamente è un lavoro che mi ha sempre entusiasmato, “un lavoro non lavoro”, nel senso che la musica per me non è “solo sussistenza”, un mezzo per campare (per dirlo senza fronzoli), ma un qualcosa di imprescindibile dalla mia essenza, e scusate se sembro una filosofa, ma in effetti è in filosofia che mi sono laureata, perciò anche questa parte “saggia e riflessiva” di me è finita nel mio lavoro, che è soprattutto una vocazione, che ora è anche la mia forma di sostentamento. Che dire, ho sudato molto perché potesse darmi il pane. Tuttavia a forza di battere il ferro sono arrivati riconoscimenti e collaborazioni importanti che hanno fatto sì che io riuscissi sempre meglio in questo percorso e portassi “a casa” alcuni risultati importanti, senza mai smettere di ricercare e senza mai pensare di essere arrivata.

La musica regala il sogno, l’emozione, non sempre il successo e grandi ricchezze, ma alcune strade non si scelgono, appartengono al nostro destino, che lo si voglia o meno. E io ho abbracciato il mio destino, con amore, non senza qualche sofferenza, ma dal dolore nessuno è immune, quindi, va bene così.

Come descriveresti il rapporto tra te e la musica?

Come dicevo prima: viscerale. Secondo me non c’è separazione, siamo nate insieme. La musica è la mia gemella. È il mio diario. È ciò che indago, è Dio! È come una fonte inesauribile di energia, oserei dire, di spiritualità. Sì, la Musica è anche “la mia fede”. Credo che abbia sempre svolto un ruolo salvifico e di elevazione morale e spirituale nella mia esistenza, che si tratti della musica degli altri, o di quella che “creo io”.

Ed essendo la Musica a mio avviso un po’ come “Dio”, pur essendomi sempre vicina, resta sempre misteriosa. Nulla esaurisce la mia sete di lei, essa si rinnova di propositi, di stimoli, di nuove prove. Ecco. Non so, mi sono spiegata?

E non sono una bigotta, sia chiaro, ma ho bisogno di usare metafore forti perché passi l’intensità del mio sentire.

Ruolo fondamentale per la tua crescita artistica è stato l’incontro con Lucio Dalla. Come vi siete conosciuti e qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato?

Ho conosciuto il divino Lucio Dalla grazie a Mauro Malavasi, suo storico produttore, nonché produttore del mio album “L’Oscurità di Guillaume”. Avevo vissuto una storia d’amore molto strana, una specie di thriller, e da questa storia ero “risorta” scrivendo un libro e delle canzoni che Mauro, conoscendo bene i gusti di Lucio, immaginò potesse apprezzare. Sia la storia che il mio modo di cantare e scrivere canzoni entusiasmarono molto Lucio, che volle incontrarmi. Che benedizione! Da lì iniziò una viva frequentazione con lui, nutrita di collaborazioni ed esperienze cruciali per me. Considero Lucio un grande amico e un grande maestro: la mia guida spirituale nella musica. Gli ho anche dedicato il mio album “L’Oscurità Di Guillaume” perché sentivo di doverglielo (quello era proprio l’album che lui aveva ascoltato in una forma embrionale, e sul quale stavo costruendo, anche grazie al suo aiuto, un’opera teatrale).

Lucio mi ha insegnato ad avere tanto coraggio, a credere nel mio destino, ad immolarmi con dignità per il mio percorso d’artista. Grazie Lucio, dopo averti incontrato qualcosa è mutato per sempre e te ne sarò grata per sempre.

Hai lavorato con moltissimi artisti della scena bolognese ed italiana in generale. A chi di loro sei più legata?

Non posso stilare “una classifica” dei legami che sento di avere intessuto con gli artisti con cui collaboro e ho collaborato. Di Lucio ho già parlato; è la mia guida spirituale e lo considero “super partes”, anche perché non abita più qui. Posso dire che tutti mi hanno dato qualcosa di unico e prezioso, qualcosa di immensamente importante, che non scorderò mai. Citerò alcune personalità e non me ne vogliano coloro che per ragioni di “tempo e spazio” trascurerò in questo articolo: Mauro Malavasi, un grandissimo musicista e una bellissima persona, come poche su questa terra, Samuele Bersani, un cantautore unico nel suo genere, con un linguaggio personalissimo e pungente, adoro la sua autenticità e il suo piglio, Valentino Corvino, violinista e compositore e chi più ne ha più ne metta e Gianluca Gadda, un musicista devoto alla musica e dotato di una sensibilità assolutamente fuori dal comune.

Parliamo della tua ultima fatica discografica, “L’oscurità di Guillaume”. Dodici tracce intense e declinate al femminile. Qual è il messaggio che vuoi lanciare?

Più che lanciare un messaggio ho voluto testimoniare “un fatto”, una storia che la vita mi ha regalato. Una storia talmente singolare e inspiegabile che ho potuto “superare”, dato l’esito infausto e terribile, solo grazie alla Musica e alla scrittura.

Il messaggio di questa mia opera prima non è “univoco”. Credo che l’amore, perché è un amore quello che racconto, non sia mai traducibile con un solo messaggio: io non ho una morale da offrire, un manuale da suggerire, però ho quella storia, unica e irripetibile, ma penso allo stesso tempo simile a quella di molte altre persone che nella vita hanno avuto a che fare con l’inganno e anche con l’autoinganno, essendo a mio avviso l’amore una trappola solo per chi, più o meno consapevolmente, desidera essere intrappolato. Io dovevo ancora scoprire alcuni miei lati oscuri, l’Amore si è comportato da specchio.

Ecco, dentro ogni forte sentimento vive una dualità e di questa io ho fatto esperienza nella vita; essendo fortunatamente sopravvissuta alla possibilità “di impazzire”, quel che è rimasto ho voluto regalarlo al mondo attraverso un album, forte dell’autenticità del mio sentire, e convinta che tutto ciò che ci sconvolge senza ucciderci, possa recare “buoni stimoli”.

Ho vissuto un amore estremamente poetico e pericoloso, non potevo sottrarmi dal raccontarlo, essendo, per natura, destinata a raccontare.

Come mai ha scelto questo titolo?

Ho scelto un titolo forse “anomalo” e “un po’ difficile” per un album, perché era questo il titolo che ho sentito essere autentico nel momento in cui “si è palesato” alla mia mente. È stata una specie di folgorazione. Del resto poco mi è importato. In questo album racconto di un amore oscuro, di un amore oscuro e inquietante, ma estremamente poetico e aulico allo stesso tempo. Guillaume non era altro che il suo nome, quindi, riassemblando il tutto, mi sembra davvero una cosa molto naturale averlo titolato così.

Per te il 2017 si chiude in positivo, con un gran numero di riconoscimenti e soddisfazioni. Cosa ti aspetti da questo 2018?

Attenzione! La lista dei propositi e di quel che mi aspetta potrebbe essere molto lunga, ma allo stesso tempo di molte cose preferisco tacere, vediamo un po’.

Entro il 2018 immagino di pubblicare il mio nuovo album.

Sarò in giro per molti concerti, a volte sola e a volte accompagnata, sia in Italia che all’estero.

Tornerò ad Hong Kong la prossima estate per una serie di live e non vedo l’ora; è una terra che mi ha accolta come una star, era destino che ci ritornassi. Mi aspettano tante belle collaborazioni, un concerto a Monaco accompagnata dai fantastici Gnu Quartet, e ancora tante belle cose da fare insieme al grande violinista Valentino Corvino, un bel tour teatrale nello spettacolo insieme a Federico Rampini di Repubblica, con anche Jacopo Rampini e Valentino Corvino… e poi?

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Buon anno a tutti, che sia migliore del precedente, vostra, Roberta Giallo.