Intervista a Pinguini Tattici Nucleari: concentrato di ironia e riflessione

In SPETTACOLO by Paride RossiLeave a Comment

Martedì pomeriggio siamo stati alla presentazione del nuovo album “Fuori dall’Hype” dei Pinguini Tattici Nucleari presso la sede di Sony Music a Milano.  I ragazzi hanno suonato qualche pezzo in acustico ed hanno risposto anche alle nostre domande.

Vi sentite ancora fuori dall’Hype nonostante il grande successo riscontrato?

L’hype come lo intendiamo noi è l’aspettativa immotivata, perché a noi sembra che hype significhi proprio questo. Un’aspettativa immotivata che però è più un male che un bene, perché purtroppo l’hype è un leviatano gigantesco che ogni giorno dirige il suo sguardo verso altre persone, cioè qualcosa di effimero che abbiamo visto sulla pelle di altri. La nostra idea di fuori dall’hype è di costruire un percorso lento, magari, ma duraturo nel tempo, cioè di essere ancora qui tra un po’ di anni e non essere morti, a meno che non moriamo fisicamente, capita (ride, ndr). 

Quali sono stati gli artisti presi come fonti d’ispirazione nel nuovo album?

Riccardo: Daft Punk, soprattutto l’ultimo album. Sono stati un ascolto costante in furgone e sono contenuti in molte citazioni nel nuovo album. Anche Lucio Dalla direi, quella è una costante da cui prende ispirazione tutto il cantautorato italiano contemporaneo.

Piano (Elio): i Queen, ci sono un sacco in questo disco, ci sono anche molte parti pianistiche che ricordano il loro stile e tanto armonie vocali che abbiamo “rubato” a loro. Riccardo: sembra una cosa fatta un po’ da paraculo dopo il film (Bohemian Rhapsody, ndr), ma noi abbiamo iniziato a lavorare a quest’album più di un anno fa.

Nicola: gli Imagine Dragons, perché hanno alcuni dei ritorni più enormi nel panorama contemporaneo e sono sicuramente un esempio che fa bene prendere. Riccardo: più che altro la sonorità degli Imagine Dragons è paradossale, poiché riescono ad essere incredibilmente potenti pur non avendo un rullante enorme in stile anni ’80.

Lorenzo: i Coldplay, per la loro poliedricità, poiché affrontano tante generi diversi in uno stesso disco ed inoltre anche a livello di scenografie utilizzate nei live.

Matteo: anche per me Coldplay e Imagine Dragons, sia per sonorità che per le scelte sceniche durante i live.

Le canzoni del nuovo album seguono il fil rouge dell’amore, come mai?

In realtà si tratta di amore e altro, come la gelosia.

Fuori dall’Hype, ad esempio, in molti l’hanno interpretata come una canzone che parla di tutt’altro, parla di musica infatti. “Ti amo solo quando piove” significa “ti amo solo quando sono triste”, cioè se fuori piove io sono in casa ad ascoltarti con le cuffie…”se mi trovi morto”, nel senso “se la mia carriera finisce”, per dirne due.

Ovviamente, una volta che il bacino di fan si allarga, ognuno la vede come vuole, ed è bello anche così, è il bello della musica.

In generale ci sono anche canzoni d’amore puro, come “no, no, no”, che parla di due amici con benefici alla fine, ma in quanti ne hanno mai parlato?

Però sì si parla di amore, perché sono tempi bui, in cui creare solidarietà, creare fratellanza, come abbiamo fatto noi con le buone azioni, conta qualcosa e la gente lo sente, quindi cerchiamo di essere più inclusivi possibili.

L’amore è la cosa più inclusiva al mondo: tutti una volta nella vita sono stati amati e il 100% ha amato. Vogliamo essere inclusivi, senza essere banali però. Ad esempio c’è “Verdura” che parla di una relazione finita, in modo particolare, ma affronta questo tema.

Tuttavia non tutte le canzoni parlano d’amore, come Antartide, che parla della provincia. Cioè l’idea di volersene andare, ma comunque questa ragazza qua non ce la fa (la protagonista della canzone, ndr), ed è una cosa che sentiamo anche noi, dato che nessuno di noi è venuto a vivere a Milano, siamo ancora tutti bergamaschi.

L’idea però, di venire nella grande città, con il cuore che appartiene alla piccola, non si deve perdere, è una bella cosa ed Antartide parla proprio di questo, anche nel non riuscire a concepire il doversene andare…ed è un po’ un nostro manifesto.

Il vostro stile di scrittura accattivante da dove nasce? Qual è il percorso che segue?

 Riccardo: C’è un grande studio dietro. La prima parte la affronto da solo in camera, faccio musica da camera sì, nel senso che inizio a scrivere su logic, le butto sul programma e quello è stadio germinale.

Subito dopo si passa in sala prove e si capisce se la parte suona bene o meno, se si deve mettere per forza un assolo di chitarra di 7 minuti (chitarrista ride, ndr). E’ un processo molto lento, è un po’ come facevano la musica negli anni ’70, cioè non era tutto improvvisato come in una jam.

Dalla testa la musica si trascrive sulle mani; è un processo che porta a cambiare la musica più volte, ed è questo il bello della musica.

Ci sono cose che concettualmente suonano fichissime e ci sono cose concettualmente giuste che suonano una merda.

Elio: anche sui testi c’è un lavoro di confronto, di revisione, di chiacchiere e discussioni, si lavora abbastanza collegialmente nella fase finale di una canzone.

Riccardo: io spesso cambio gli accenti e loro spesso mi correggono, anche dal punto di vista testuale, non solo dal punto di vista musicale. Infatti io spesso mi focalizzo molto sulla musicalità della parola e non sul significato e quindi i prodi mi aiutano a stare attento.

Qual è il vostro rapporto con i fan? Qual è la cosa più strana che avete visto durante un vostro concerto? Come spiegate i sold out?

 Allora, la cosa più strana è stata quando un ragazzo ha chiesto alla sua fidanzata di sposarlo sul palco. Io (Riccardo) non avrei mai pensato che una cosa del genere sarebbe successa, cioè io se potessi farei una cosa del genere al concerto dei Coldplay, non mi sembra che siamo una band da sposalizio.

Per quanto riguarda il rapporto con bisogna differenziare i tipi di fan: c’è quello che suona uno strumento, che ascolta prog, e c’è una parte per lui al concerto, mentre c’è anche il fan più patito per i testi, etc. Il fatto di aver composto canzoni di generi diversi ci avvicina un po’ a più persone ed è anche il motivo per cui i primi concerti sono andati sold out, anche in posti molto grossi.

Non ci sono state risse per ora tra fan, tra prog, funky, ecc (ride, ndr).

Come nasce Sashimi? Cosa vi ha fatto Giarrico?

 Eravamo a Roma, in un all you can eat, e c’era anche lui. Era triste e noi dicevamo “dai che tutto finisce Giarrico”, che è il ritornello della canzone, che però parla di tutt’altro, dato che lui ha 43 anni e di certo non va in Erasmus. La storia raccontata nella canzone è una storia di gelosia, prende spunto dalla vicenda di un mio amico ed l’ho fusa con quella di Giarrico, cosa che faccio spesso. Giarrico non ci ha fatto nulla, anzi ci ha aiutato tanto nella nostra carriera.

E’ stato un pomeriggio intenso, in cui i ragazzi sono riusciti a mettere a proprio agio i presenti con la loro musica e le risposte intense, soprattutto di Riccardo.

Una loro caratteristica, che salta subito all’occhio, è l’umiltà con cui affrontano il loro lavoro, la loro passione ed è forse è proprio questo il loro punto di forza.

In definitiva “Fuori dall’Hype” è un album che racconta le paure e la rabbia delle relazioni, che siano amorose e non, che racconta la voglia di fuggire dal proprio nido, dal proprio porto sicuro, che però non sempre si concretizza per ragioni che non ci sappiamo spiegare, poiché innate e insite nel profondo dell’inconscio.