Intervista a Mox: “Vi racconto Figurati l’amore, il mio nuovo disco”

Sandy Sciuto

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È stato grazie all’ascolto di “San Lorenzo” se abbiamo scoperto Mox e abbiamo deciso di raggiungerlo telefonicamente e farci raccontare “Figurati l’amore”, il suo primo progetto discografico.

Mox – all’anagrafe Marco Santoro – è originario di Catania, ma da sempre vive a Roma. La musica è una passione per lui che vive con dedizione ed impegno, ben evidente in “Figurati l’amore”, disco distribuito da Maciste dischi.

L’album di Mox coinvolge per brani come “Lacci”, “Ad Maiora”, “Mara” e “San Lorenzo”. Di “Figurati l’amore” e di molto altro ci ha raccontato Mox.

Mox: perché hai scelto questo nome come nome d’arte?

È abbastanza casuale. Non mi piaceva Marco come nome in generale, nel senso che è molto comune ed utilizzato soprattutto a Roma. Volevo qualcosa che fosse più riconoscibile e riconducibile a me. Alle medie ho aperto a caso il vocabolario di latino ed è uscito: mox. Alle medie ancora non suonavo. La mia unica passione era il disegno e come tutti i fumettisti che si rispettino avevo bisogno di un nome d’arte, un nick. Non potevo firmarmi Marco Santoro e quindi è nato Mox.

A dicembre 2018 è uscito “Figurati l’Amore”, il tuo primo album. Perché questo titolo? Ci racconti come è nata l’idea della copertina?

Questo titolo perché è una frase tratta dalla canzone per me più riuscita e rappresentativa del concetto intero che è alla base dell’album ossia “Mara”. Di conseguenza, mi è sempre piaciuto dare titoli tratti dalle canzoni e andare poi a scoprire ascoltanto un disco. Mi piaceva, in particolare, questa frase perché presa singolarmente ha un doppio significato. “Figurati l’amore” in senso comparativo ma anche in senso romantico ossia figurarselo. La possibilità che si potesse immaginare l’amore mentre si ascoltava il disco, mi piaceva molto come idea.

La scelta della copertina è dei grafici Francesco Croce e Sara Pellegrino. È un’idea che mi è piaciuta da subito perché anche lì c’è l’idea della doppia interpretazione con la busta di plastica. Quest’ultima può contenere qualcosa di nuovo o qualcosa da andare a buttare. Può avere una miriade di interpretazioni però.

L’album contiene nove canzoni. Parlano tutte d’Amore tormentato, vissuto male o a metà e con pochi attimi di felicità. Che cos’è l’amore per Mox?

(n.d.r. ridiamo insieme) Non lo so che cos’è l’amore. Se l’avessi saputo, non avrei scritto quest’album. So cosa non è. Ognuno ha la sua personalissima visione, non voglio insegnare niente a nessuno. Tutto ciò che ti fa star bene è giusto. L’amore è qualcosa di bellissimo, di molto forte, utile, accrescitivo ma non è per forza. Va bene anche il non amore. Questo è un disco sul non amore.

L’album si apre con “Le canzoni hanno bisogno di rispetto come questo letto”. È una frase del brano “Superfantastica” che mi ha molto colpita. Quanto è difficile fare musica oggi e soprattutto riuscire ad ottenere rispetto e riconoscimento?

Non è difficile. Oggi è facilissimo fare musica. Le canzoni hanno bisogno di rispetto proprio perché è troppo facile fare canzoni adesso. Secondo me deve essere ridato in Italia quel ruolo alle canzoni come succedeva quarant’anni fa. Non ho nulla contro la musica più leggera o scanzonata, però chiaramente l’effetto è diverso. Mi manca quella musica autorale, sentimentale. È come se ad un certo punto le cose fossero cambiate. Ecco, ripartiamo da dove eravamo rimasti o da quando le cose hanno iniziato ad andare male. Per quanto riguarda ottenere rispetto, anche per una questione di statistiche: se c’è più musica, c’è pure una durata più breve dell’artista e dell’album. Quindi, è tutto una questione più consumistica, più usa e getta. Non è un caso se ancora oggi ci ricordiamo artisti di cinquant’anni fa e dimentichiamo quelli di qualche anno addietro.

“San Lorenzo”, “Ad Maiora” e “Lacci” sono i tuoi singoli più famosi. Come sono nate?

Sono nate nell’arco di un anno e mezzo in cui ho deciso di intraprendere questa strada da solista perché volevo mettermi più in gioco con una scrittura più intima, più personale. In particolare, era un periodo che sentivo di esorcizzare in musica. Lo scrivere le canzoni ha un effetto terapeutico.

Natale è oramai passato: cosa avrebbe voluto trovare sotto l’albero Mox?

Niente in particolare, in realtà.  Mi piacerebbe un bellissimo camper con cui andare a sentire i concerti all’estero con un bel po’ di gente. È una cosa che mi affascina da sempre E poi la salsiccia di Catania, anche se me l’hanno portata quest’anno.

E’ iniziato un nuovo anno: quali programmi ci sono nell’agenda di Mox?

Ci sta un sacco di roba. Si sta aspettando metà febbraio per ricominciare a suonare in giro per le città che è la cosa che più mi piace fare. Ci stanno un bel po’ di date e di bellissime situazioni. Ho avuto un assaggio di live con le prime date di dicembre. Si è creato un bellissimo rapporto con la band e con tutti i collaboratori. Ci stanno tutti i presupposti per un anno pieno e di cose belle.