Intervista a Mosè Santamaria: “Salveremo questo mondo” è il disco di cui abbiamo bisogno

Un cantautore giovane, dinamico e con le idee chiare sul proprio futuro. Lui? Mosè Santamaria, musicista genovese che ci ha conquistato con il suo disco “Salveremo questo mondo”, uscito lo scorso 22 Novembre 2019. Mosè ha confidato alla nostra redazione alcune curiosità sul suo ultimo lavoro e sulle novità del 2020. Curiosi? Venite con noi.

Ciao Mosè! Per iniziare vorremmo farti conoscere meglio ai nostri lettori. Chi è Mosè? Come nasce la sua musica?

Non ho idea di quando sia iniziata la mia storia: mia madre continua a ripetermi che quando ero ancora in pancia mi faceva ascoltare tanta musica.  Ad essere onesti, in casa mia la musica non è mai mancata e così come non sono mai mancati cantautori storici come Battiato o De Andrè arrivando ad altri artisti internazionali. Penso che questo abbia influito notevolmente! Mi sono ritrovato, così, a cantare e scrivere pezzi: non mi sono mai visto diversamente. E’ proprio quello che sono e va ben oltre alla passione o alla vocazione: è semplicemente nella mia natura.

Infatti Mosè, tu sei un vero e proprio cantautore oltre che un musicista. Il 22 Novembre è uscito il tuo disco “Salveremo questo mondo” che è anche il titolo della tua ultima canzone. Perché la scelta di questo titolo? A cosa ti sei ispirato?

Per questo titolo mi sono lasciato ispirare dalla visione di un film a sfondo intergalattico. E’ una frase del protagonista che nel contesto mi ha colpito molto e ho cercato così di “quotidianizzarla” nella mia musica. Mi piaceva l’idea di riportare nel disco, quasi in modo provocatorio, questa frase così estrema, accostandola però a situazioni e concetti quotidiani.

Ci è giunta persino voce che tu abbia scritto questa canzone dopo una lunga giornata “no”. E’ davvero andata così?

Esatto! (ride) E’ stata proprio una giornata particolare, forse causa lavoro. E forse proprio per questo è nata la canzone: avevo voglia di qualcosa di bello che mi facesse stare bene. Mi ricordo di essere tornato a casa e di aver detto tra me e me “ora ho proprio voglia e bisogno di suonare”. Ho iniziato a strimpellare senza l’idea di scrivere canzoni, senza una meta vera e propria. Era solo relax per me.  E invece, dopo soli 20 minuti avevo in mano il pezzo. E’ nato davvero in modo molto spontaneo, respirando.

Se dovessi descrivere questo tuo disco, come lo definiresti? Pensi sia diverso rispetto a tuoi lavori musicali precedenti?

“Salveremo questo mondo” è un album diretto, intenso ed emotivo con un pizzico di ironia. Quello che desidero parte da me e dal lavoro che ho fatto su me stesso. Prima mettevo al primo posto me come persona e poi le mie canzoni ed ero sempre preoccupato di come venissi fuori io più che la mia musica. Ora penso sia decisamente il contrario: ho messo per prime le canzoni perchè io sono solo a loro disposizione. Il messaggio viene prima di qualsiasi cosa e io fungo solo da canale. Ho fatto un percorso mio e mi sono reso conto di questa cosa solo con il tempo. Non voglio creare un monologo in cui io parlo e la gente ascolta: io voglio creare un dialogo. Non importa dove sia l’ascoltatore, anche se fosse in camera da solo riuscirebbe a parlare con me attraverso queste canzoni. C’è un dialogo di intenzione ed è come se fossi presente nel disco in ogni momento, nonostante la mia voce sia registrata. E’ un disco che mi ha fatto e mi fa stare bene e questa è la cosa più importante. E’ come con un film: lo guardi perché vuoi stare bene. E qui è la stessa cosa: anche se denuncio con ironia alcuni temi importanti come la solitudine, la musica è lo strumento per fare stare bene. “Salveremo questo mondo” è un disco che ci fa tirar fuori qualcosa che abbiamo dentro.

E’ un disco in cui ci si parla, tra ascoltatore e cantautore e dobbiamo dire che ci sono alcune canzoni che ricordano tanto l’old but gold del cantautorato italiano. “Pregare al sole” è decisamente una di queste. C’è, per caso, qualcuno a cui ti ispiri? Un autore, un cantautore o un particolare musicista che influenza la tua musica?

Una volta avevo i riferimenti come tutti: “Ah mi piacerebbe essere come Battiato!”. Poi questa cosa è cambiata ed ora l’unica cosa che mi viene da pensare è “voglio essere Mosè!”. Io sono questo e scrivo il mio mondo, che forse, è un po’quello di tutti. Nel mio status possono esserci tante persone quindi in realtà il mio è un mondo condiviso da tanti come me. Spero di non sembrare arrogante (ride) ma davvero vorrei cercare di scrivere di me il più possibile. Quando scrivo sto lontano dalla musica cantautorale o dal riprendere gli stili altrui: molto spesso scrivo delle frasi che ho sentito dal tavolo vicino o magari mi ispiro ad un messaggio su Whatsapp che mi ha inviato qualcuno con un italiano pessimo. Poi, però, mi rendo conto che quell’italiano pessimo ha una potenza comunicativa ed emotiva enorme e sento chè è una cosa che può arrivare a chi ascolta. Scrivo principalmente di ciò che vivo e ciò che mi arriva. Ho imparato che le persone hanno bisogno di sentirsi parte di qualcosa di grande in cui nessuno si possa mai sentire solo pur mantenendo la propria individualità. Siamo in tanti a fare musica e quello che mi rimane, alla fine, è proprio questo: un disco che mi rappresenti e che sia in grado di portare e condividere qualcosa con gli altri. Noi ci dimentichiamo spesso che quello che stiamo facendo è comunicazione e che l’arte (come la musica) è comunicare.

Cosa ti aspetti da questo 2020?

Mi piacerebbe suonare in diversi locali e festival estivi. Ho live in programma e mi auguro di trovare una booking che mi segua nel percorso. E perchè no…mi piacerebbe molto suonare anche in Emilia, nella patria dei cantautori.



Valentina Brini