Intervista a Marco Orsi: il nuotatore più veloce d’Italia!

Sandy Sciuto

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Classe ’90, originario di Budrio, Marco Orsi è il nuotatore italiano più veloce di sempre poiché detentore di quattro record italiani.

Una carriera costellata di successi e record raggiunti grazie alla determinazione, al sacrificio e alla grande passione per il nuoto. Marco Orsi è due volte vicecampione del mondo nei 50 stile libero a Doha 2014 e nella 4×100 stile libero a Istanbul 2012; due volte bronzo mondiale con la 4×100 stile a Kazan 2015 e nella 4×50 stile a Doha 2014; due volte Campione Europeo individuale nella gara regina dei 100 stile libero a Netanya 2015 e nei 100 metri misti a Copenaghen 2017 e 5 volte Campione Europeo con le staffette 4×50 stile libero e 4×50 mista.

In carriera, nel proprio palmares, ha un totale di 40 medaglie internazionali, più di 40 titoli italiani e ha partecipato alle Olimpiadi Londra 2012 e Rio 2016.

Marco è un campione nello sport, ma anche nella vita: affabile, simpatico e, cosa che non guasta, non passa di certo inosservato non solo in piscina, ma anche fuori. Solare e genuino, ci ha raccontato gli esordi, la sua giornata tipo, i costumi della Jaked e tanto altro…

Marco partiamo dagli esordi: quando hai messo piede per la prima volta in una piscina e soprattutto quando hai capito che saresti diventato un campione nel nuoto?

Sono figlio di un parto trigemellare. Ho altre due sorelle. Siamo tre gemelli. I miei genitori, non sapendo nuotare, ci hanno introdotto in questo ambiente che è la piscina a Budrio, mio paese di origine. Nella piscina a Budrio, durante i corsi estivi, ho imparato a nuotare. Poi ho intrapreso questo lungo percorso che mi ha portato all’età di 16/17 anni a capire realmente che il nuoto poteva far parte della mia vita a 360 gradi e che potevo farne un lavoro e non solo un hobby.

Possiamo dire che sei il nuotatore italiano più veloce di sempre, specializzato nelle distanze brevi dello stile libero, del dorso e del delfino. Ma quanto allenamento c’è dietro i tuoi risultati?

Possiamo dire che sono il più veloce perché sono detentore di 4 record italiani: 50 100 stile libero e nei 100 misti. Quindi, sono il più forte in Italia. Un’atleta di alto livello si allena tra le due alle quattro ore giornaliere tra acqua e palestra sette giorni su sette. Anche la nutrizione a livello assoluto è fondamentale quindi sono seguito da un nutrizionista che cura la dieta durante gli allenamenti. Sono seguito anche da uno psicologo dello sport. Ho molti professionisti del loro settore che mi seguono nel mio percorso. La prestazione è fatta di tante sfaccettature: bisogna saperla costruire non solo in acqua, ma anche mentalmente, col proprio fisico e con l’alimentazione sana.

Siamo abituati a vederti in acqua. Ma chi è Marco Orsi nella vita di tutti giorni? Oltre al nuoto, c’è qualche altro sport che ti appassiona?

Marco Orsi è un ragazzo normalissimo di 27 anni che sta affrontando diversamente la propria vita. Molti miei coetanei sono alle prese con un percorso di studio o magari sono alle prese con un ambiente lavorativo non proprio roseo. Marco Orsi, da questo punto di vista, è fortunato perché sta affrontando la vita con quello che più gli piace, quindi il mondo sportivo. Seguo il calcio come la maggior parte degli italiani. Sono un appassionato, ma non ne faccio una questione di vita o di morte. Mi piace molto la pallavolo e seguo il basket bolognese.

Per uno sportivo arrivare alle Olimpiadi è il coronamento di un sogno dopo tanta fatica e sacrifici. Ci racconti la tua esperienza?

Avevo un obiettivo come tantissimi sportivi che ambiscono a questo risultato bellissimo che ci si prefigge da piccoli. Il sogno olimpico è il sogno di qualsiasi sportivo che fa parte dell’ambiente Coni. Ho avuto la fortuna di coronare questo sogno nel luglio 2012 qualificandomi per Londra 2012. Ho ottenuto anche una finale con la staffetta 4×100 stile quindi comunque una buona Olimpiade da giovane a 21 anni. Poi il quadriennio successivo stava andando bene, ma sono arrivato a Rio 2016 dove non ero pronto al cento per cento fisicamente. Sono pronto ad affrontare questo percorso per arrivare alla mia terza Olimpiade -Tokyo 2020.

Come fai a concentrarti prima di una gara e cosa pensi sul blocco quell’attimo prima di tuffarti in acqua?

Bella domanda! Lavoro quotidianamente e settimanalmente con uno psicologo proprio per esorcizzare ed affrontare questi momenti. È il momento dell’allenamento in cui si costruisce il tutto poi in gara viene tutto abbastanza più facile. In realtà non penso a nulla. Sono molto concentrato e sereno. Mi sono allenato per quello perciò non bisogna assolutamente pensare. Bisogna stare concentrati e fare al meglio ciò che si sa fare.

L’Italia del nuoto è una squadra composta da atleti fortissimi a livello europeo ed internazionale e le tante medaglie vinte ne sono la prova evidente. Qual è il tuo rapporto con gli altri “colleghi”?

Ho un ottimo rapporto con i miei colleghi del mondo sportivo ma sono anche amici al di fuori. Infatti, lo dimostrano le tantissime medaglie che abbiamo vinto con le staffette maschili e femminili e sia maschili che femminili (perché adesso ci sono pure le staffette miste). Ma non sono solo colleghi, sono anche avversari. Infatti, ho un ottimo rapporto. Poi, per me il fair play è un principio ispiratore. È molto importante.

C’è molta attenzione in allenamento ed in gara per i costumi da indossare. Alcuni di questi sono pure particolari, con disegni e colori sgargianti. Come scegli cosa indossare?

È una scelta molto individuale cosa indossare. Io mi trovo molto bene con la Jaked che tra l’altro è stata la stessa marca che ha fatto scalpore per i costumi che garantiscono più velocità. Quel marchio ha scoperto quel nuovo materiale. Da più di dieci anni uso il loro materiale. Sono anche fortunato perché è anche il mio sponsor. È la mia seconda famiglia perché mi supporta anche nei momenti bui della mia carriera. Ovviamente ci sono degli alti e dei bassi. Ho collaborato con loro per farmi un costume tigrato che ha avuto successo. Ho voluto differenziarmi dalla massa avendo questo costume sgargiante. Tutti mi riconoscevano perché avevo quel costume lì.

Marco sei molto attivo sui social, soprattutto Instagram. Cosa pensi di questo strumento e cosa ti piace condividere?

I social sono uno strumento che si usa a 360 gradi, non solo nel mondo sportivo ma anche in quello aziendale. Io sono molto attivo perché mi piace condividere con i miei followers, con i miei amici e i fans la vita quotidiana e la vita sportiva fatta di molti sacrifici ma anche di altro, di tempo libero e di tante altre cose. È un bello strumento che mi permette di comunicare. Mi piace molto. Sono molto apprezzato per la semplicità che emano con le mie foto, con i miei video e le mie stories di Instagram. Ora Instagram, più di tutti, è la più usata anche dal sottoscritto.

L’altra faccia della medaglia del mondo dei social è il fenomeno degli haters. Ti sei mai imbattuto in uno di loro? Cosa ti sentiresti di dirgli?

Cyberbullismo e Instagram sono argomenti abbastanza delicati. Dato che sono una persona molto solare e positiva, fortunatamente non ho mai avuto a che fare con un vero e proprio hater. Ho avuto a che fare con gente che purtroppo era triste, combattuta ed invidiosa e faceva dei commenti strani e fastidiosi, ma fondamentalmente sono individui innocui. Gli episodi di cyberbullismo sono molto gravi perché purtroppo non ci sono dei filtri sui social mentre andrebbero inseriti. Gente che usa i social per fare del male a dei ragazzini o a gente famosa che sta lavorando, non lo trovo un modo garbato anzi sono leoni da tastiera. Non condivido questa forma di violenza e la condanno.

Sappiamo che ti stai allenando anche in questo momento. Quali sono le prossime gare in cui ti vedremo impegnato?

Non mi sono ancora qualificato per gli Europei di Glasgow che saranno quest’estate ad agosto, ma affronterò con molta serenità il Trofeo Sette Colli che si terrà a Roma a fine giugno inizio luglio che servirà come qualificazione ulteriore a questi europei. Ci arriverò con molta serenità perché so che sto lavorando per l’obiettivo futuro e quindi in qualunque modo andrà sarò sereno perché io, il mio allenatore e la mia squadra sappiamo come stanno andando le cose. Appuntamento a presto perché il bomber sta tornando.