Intervista a Luigi Caputo: vi presento l’Osservatorio Italiano Esports

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Luigi Caputo, co-fondatore dell’Osservatorio Italiano Esports (OIES) insieme a Enrico Gelfi. L’Osservatorio, un progetto di Sport Digital House, è l’unica realtà di questo tipo presente in Italia e svolge il difficile ruolo di fare da collante tra gli addetti ai lavori ed il mondo “esterno”.

Luigi Caputo

Nonostante la giovane età, però, l’Osservatorio ha saputo distinguersi nella sua attività, riuscendo ad attirare membri non solo del settore, ma soprattutto aziende lontane per caratteristiche da questo mondo, tra cui TIM, Panasonic, Ford, UBI Banca e molti altri.

L’ultimo ingresso recente è di natura internazionale: parliamo di Tik Tok. Il social cinese, dopo l’esperienza da main sponsor per EURO 2020, ha scelto di credere nel progetto, diventando membro dell’Osservatorio. Un ingresso importante, che permetterà all’OIES di approfondire a pieno le tematiche dell’instant marketing e della comunicazione social.

 

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Luigi ci ha illustrato le tappe fondamentali che hanno portato alla nascita dell’OIES, ma soprattutto le sfide che si sono posti, illustrandoci a tutto tondo il mondo esports italiano. Buona lettura!

Come è nato l’Osservatorio Italiano Esports?

È nato in pieno lockdown ad Aprile 2020, nel momento in cui ci siamo ritrovati fermi ed abbiamo provato a costruire già il futuro. Il progetto nel DNA ha la funzione di radunare tutte le energie positive degli esports in Italia, cioè creare sistema.

Il settore, infatti, è molto frammentato e prima del nostro arrivo non c’era un catalizzatore di tutte le entità coinvolte, dai club alle agenzie, ecc. L’idea è stata quella di essere il connettore di tutto e far rientrare gli attori degli esports italiani in un cartello che da un lato ha i dati, poiché siamo gli unici che in Italia riescono a sfornare dati sul mercato esport con regolarità (è stato creato un Centro Studi Nazionale Esports), e dall’altra lato permette di intercettare l’interesse delle aziende.

L’anno scorso, ad esempio, c’era una scarsa conoscenza da parte delle aziende e senza investimenti l’indotto non cresce. La nostra missione, appunto, era quella di diffondere cultura esports nelle aziende, portandole dentro il network, creando così occasioni di business per team e agenzie. Dopo un anno e mezzo ci siamo riusciti.

Vi ponete quindi quasi come ponte tra i team e le istituzioni “esterne”. Come agite? Come potrebbe evolvere la legislazione del settore nei prossimi anni?

Ci poniamo come il soggetto che diffonde al mercato e al settore lo stato attuale di cosa si può fare e cosa no negli esports. Al settore si applicano diverse norme che non facilitano gli investimenti delle aziende.

Ad esempio, i player non sono riconosciuti come atleti, non c’è una normativa sulle sponsorizzazioni e sui concorsi a premi. Di conseguenza, come Osservatorio abbiamo creato un manifesto con le norme in vigore attualmente e le proposte per migliorarle. Il manifesto è sviluppato insieme ai partner legali del nostro network (clicca qui per il manifesto).

Ad oggi qual è la situazione del mercato esports? Quali potrebbero essere le evoluzioni? L’Italia come è messa rispetto al resto del mondo?

Sicuramente è un mercato ancora giovane, in cui non ci sono le stesse cifre del mercato statunitense che conta milioni di dollari di investimenti. In Italia è tutto più contenuto, da un lato poiché nelle aziende non c’è cultura e di conseguenza non investono.

Dall’altro, a differenza di altri Paesi, in Italia sono pochissimi i team strutturati come media company. Il 90% dei team, infatti, sono prettamente competitivi, pensando solamente alle competizioni e sono pochi quelli focalizzati sulla comunicazione che producono idee di marketing. Questi fattori ovviamente incidono negativamente sul valore e sulla crescita del mercato.

L’Italia è indietro rispetto agli altri mercati, anche europei (es. Francia e Spagna), ma l’aspetto positivo è che sotto il punto di vista competitivo, i player italiano sono molto forti e preparati, con riconoscimenti a livello mondiale.

Quali sono i progetti più importanti per il futuro? Qual è il vostro sogno?

Giugno è stato un mese di svolta con il Legal Forum e l’OIES Business Showdown, ossia il primo evento business in Italia sugli esports. Creeremo le condizioni affinché vengano riconosciute le professionalità degli esports, individuando gli stakeholder davvero competenti nell’ambito esports.

Un altro successo clamoroso è stato l’Advanced Esports Programme, ossia il primo corso di formazione sull’esports business e marketing che ha raggiunto più di 50 iscritti e durerà fino alla fine dell’anno. Le novità saranno tante e consentiranno al settore di professionalizzarsi.

Il nostro sogno, infine, è quello di consentire lo sviluppo del mercato esports, portando un approccio collaborativo e costruttivo tra tutte le anime italiane. Vogliamo accentuare la collaborazione, poiché il sistema Italia potrà essere alla pari degli altri paesi solo se tutti collaboreranno, altrimenti non si va da nessuna parte.



Paride Rossi