Intervista a Laura Giordani: “Tutte le emozioni de Le sorelle Macaluso”

È da poco ritornata dal Festival di Venezia, quando incontro Laura Giordani in un bar di Catania per parlare di lei e de “Le sorelle Macaluso”, film presentato alla Mostra cinematografica e ben accolto dalla critica.

Tra un latte di mandorla e misure anticovid da rispettare con il sottofondo costante di rumore di tazze da lavare e macchinette del caffè in azione, Laura Giordani si racconta a cuore aperto.

Attrice con alle spalle ben 26 anni di carriera e con una passione per la recitazione, attraverso i suoi occhi capaci di esprimersi più delle parole ho fatto un viaggio nel suo passato di artista fino ad arrivare a “Le sorelle Macaluso” e ad empatizzare con il ricordo commosso di Ileana Rigano, una delle protagoniste del film scomparsa qualche mese fa.

Il film è nelle sale italiane ed è il “racconto di una famiglia siciliana che vive un dolore rappresentato con delicatezza e poesia, quasi impalpabile” ben diretto da Emma Dante, la “creatrice di bellezza” così come l’ha definita Laura Giordani.

Benvenuta a Social Up, Laura! L’abbiamo vista sul red carpet del Festival di Venezia in quanto tra le protagoniste del film “Le sorelle Macaluso”. Era la sua prima volta al Festival? Com’è andata?

Grazie a voi!

Ebbene sì, era la mia prima volta sul red carpet del Festival. Molto emozionante. Dico sempre che la tarda mattinata l’ho trascorsa con un groppo in gola per l’emozione. Non sapevo cosa mi aspettava e come comportarmi perché avevo sempre visto questi red carpet falcati dalle gambe di donne bellissime. Così mi dicevo: “Ma io così piccola cosa ci faccio qui!?!?” Una volta sul red carpet, mi sono imposta di stare con le spalle dritte, di sorridere e di aver la dignità di ventisei anni di carriera e di camminare tra le nuvole.

C’è tanto chiacchiericcio proprio sul red carpet del Festival di Venezia solcato da non addetti ai lavori come influencer e volti noti o meno noti. Lei cosa pensa a riguardo?

Penso che dovrebbe essere vissuto solo da chi in effetti fa questo per mestiere e ha lavorato per tanti anni su se stesso e sul personaggio o dietro le quinte a più livelli. Purtroppo non è così. Non so perché sia frequentato da persone che poco centrano. A me esserci ha fatto tremare le gambe, proprio per quello che significa nel percorso di un attore. Non so a loro.

In quest’ultima edizione del Festival di Venezia, ha avuto modo di vedere alcuni dei film in concorso?

A causa del covid c’erano più restrizioni, quindi non ho avuto modo di vedere nulla. E mi sarebbe piaciuto tantissimo. Ma ci sarà tempo per recuperare.

Tra tutti, sono emersi i nomi di Pierfrancesco Favino che ha vinto la Coppa Volpi e di Pietro Castellitto che ha ricevuto il premio “Miglior film” per la sezione Orizzonti…

Favino è un grandissimo attore e mi piace moltissimo. Premio meritato per me.

Non ho visto il film di Pietro Castellitto né lo conosco come regista, ma non ho apprezzato le parole che ha detto sul pubblico quando è stato premiato. Avrebbe potuto mantenere un basso profilo, invece è stato eccessivo, essendo alle prime armi.

L’avvento delle piattaforme di streaming ha creato dibattito sull’influenza legata alla fruizione dei cinema da parte dei telespettatori. Qual è la sua opinione in merito?

Per motivi di lavoro, non ho mai avuto piattaforme di streaming perché non ne sono attratta. Mi rendo conto però dal lato artistico che le piattaforme potrebbero portare al collasso anche i cinema più piccoli, ma dal lato umano ci sono delle persone impossibilitate per malattia o problemi simili che possono usufruire della bellezza di questo mestiere con l’uso di queste piattaforme.

In “Le sorelle Macaluso” interpreta Katia, una delle sorelle. Com’è stato lavorare con la regista Emma Dante?

Conoscevo Emma Dante come regista teatrale. Un giorno ho ricevuto una chiamata da Simona Barbagallo che mi diceva di essere un’assistente del casting del nuovo film della Dante. Dapprima pensavo fosse uno scherzo perché non capivo come fossero arrivate a me. Poi ci ho voluto credere.

Ho fatto il primo provino con Donatella (ndr. Finocchiaro) e le prove successive. Avevo già conosciuto Donatella: oltre ad essere una bravissima attrice, pochi sanno che è una persona veramente molto umana e generosa artisticamente. Ad ogni provino ero sempre molto emozionata.

Emma Dante è regista, ma anche attrice. Io la definisco una vera creatrice di bellezza. Abbiamo fatto delle prove a ottobre e novembre e poi a febbraio. A marzo 2019 abbiamo iniziato le riprese.

La cosa bella è che abbiamo fatto delle prove sia a tavolino sia nella casa che si vede nel film come se fosse uno spettacolo teatrale. Ciò ha intensificato i legami tra noi protagoniste. Siamo molto unite e c’è una tenerezza intensa. Ci siamo riuscite perché ci siamo trovate tra noi, ma anche perché Emma è stata brava.

Come si è preparata per questo ruolo?

Inizialmente Emma pretendeva molto ed era molto dura. Mi sono venuti mille dubbi sull’aver accettato o meno. In seguito, ho capito che il metodo di Emma serviva per far emergere il personaggio. Ho avuto difficoltà a riconoscerlo finchè un giorno il personaggio si è palesato ed è stato davvero bellissimo.

Katia è l’unica sorella che ha una evoluzione ma in realtà è solo una fuga fisica ma non spirituale da quel contesto

Tanto duro il percorso delle prove quanto bellissimo il periodo delle riprese durante le quali Emma ci incoraggiava anche con lo sguardo e vi era un bellissimo rapporto anche con tutta la troupe.

C’è qualche aneddoto dei momenti sul set che le va di raccontarci?

È legato al momento drammatico del film quando una delle sorelle annuncia un problema personale. Questa tribolazione interna mi è venuta durante le prove. Mi sono accorta che ho empatizzato così tanto da piangere dopo lo stop di Emma.

Un altro momento di commozione è legato a quando abbiamo registrato le voci fuori campo perché ci siamo rese conto che la lavorazione del film era stata ultimata e non ci saremmo viste per un po’ di tempo.

In “Le sorelle Macaluso” il dolore ha un ruolo determinante nelle vite di tutte le protagoniste. È raccontato con delicatezza e poesia. Come lo avete gestito e quali le indicazioni della regista?

C’è così tanta delicatezza che non viene mai fatto il nome della sorella e il dolore non è mai rappresentato in maniera brutale. Emma è riuscita a raccontare il dolore interno quello che ti consuma e ti paralizza facendolo trapelare attraverso i volti di noi protagoniste e l’immobilità delle nostre vite.

“Le Sorelle Macaluso” è ambientato in Sicilia. Lei è siciliana, di Catania. Quanto sono importanti le proprie origini per lei?

Amo follemente essere nata in Sicilia perché ti dà dei colori, dei sapori, delle emozioni uniche, ma anche l’opportunità di sentire le cose in maniera diversa. Da questo punto di vista sono presuntuosa e campanilista: essere nati in Sicilia dà una marcia in più. Siamo baciati dalla fortuna a livello paesaggistico, architettonico e naturalistico. Ma c’è pure un lato B: molti siciliani non amano questa terra e portano gli altri ad emigrare, nonostante abbiano le capacità che sono riconosciute solo fuori, però.

Il film è centrato sull’importanza degli eventi che stravolgono e incidono sulla vita. A tal proposito, qual è l’evento che è stato fondamentale per il suo percorso di attrice?

I miei genitori mi hanno sempre appoggiata. Ho scoperto di voler fare l’attrice a nove anni, mentre sognavo la cardiochirurgia. A 19 anni ho fatto il provino per entrare nella scuola del Teatro Stabile di Catania con grande soddisfazione proprio perché non avevo contatti o parenti che erano in questo mondo.

Voltandomi indietro, Angelo Tosto, regista catanese, è stato un incontro importante perché mi ha insegnato tante cose anche solo guardandolo.

Determinante anche l’esperienza di coreuta con il regista Luca Ronconi il quale al provino mi disse “Brava, veramente brava” e fu per me una gioia sentirmelo dire.

È capitato pure che una sera mentre cantavo le canzoni di Rosa Balistreri ad un salotto culturale, Uto Ughi rimase lì più del tempo per ascoltarmi e avvicinarsi alla fine per abbracciarmi e dirmi “Sei bravissima!”.

Cosa significa per lei fare l’attrice?

Per me fare l’attrice significa essere più vicino agli altri, “mettersi nei panni di…” e così il raccontare altre vite mi dà la possibilità di far immedesimare anche il pubblico.

Se domani ricevesse una telefonata da un regista, a chi direbbe subito sì?

Premetto: dopo ventisei anni di carriera con alti e bassi, adesso voglio lavorare dignitosamente. Se mi chiamasse Ferzan Ozpetek sarei molto molto molto felice. Anche Grimaldi o Salvatores. Sono registi che mi piacciono molto. Ma anche Sergio Castellitto. E mi piacerebbe anche ritornare a lavorare con la mia carissima Emma Dante.

Qual è lo stato di salute del cinema italiano oggi?

 Molti dicono che il cinema italiano non è più come quello di una volta. E menomale, aggiungerei. Il cinema è cambiato così come la vita. Si fanno dei paragoni che demoliscono lo stato delle cose attuali. Ci sono oggi dei registi italiani molto bravi così come degli attori e delle attrici.

Non solo attrice, ma anche regista per il teatro. Com’è nata questa passione?

Spinta da una mia amica, mi sono cimentata e mi sono divertita tantissimo. Cercavo di non dare ordini agli attori, ma di portarli ad interpretare il personaggio per come l’avevo immaginato. Per me importava che si trovassero a loro agio, ma soprattutto che credessero in quello che facevano ossia credere in quella battuta come la diresti nel quotidiano.

Per la regia dei miei spettacoli, mi sono data delle opportunità che non mi avevano dato gli altri. Così tastavo un po’ l’umore del pubblico. Ho fatto spettacoli drammatici come quello su Alda Merini, ma poi ho sperimentato la commedia con “Sei personaggi in cerca di…”

Ultima domanda. Cosa non rinuncia a portare nella valigia d’attrice e cosa vorrebbe ci fosse dentro?

Non rinuncio mai alla sorpresa, alla curiosità e alla scintilla divina che dà questo mestiere. Vorrei, invece, che dentro la valigia ci fosse più lavoro e più onestà. Al momento, causa covid, ho tutto in sospeto tra repliche e nuovi spettacoli che dovevano partire. Quindi sto lavorando molto su me stessa, cercando di farmi notare in questo momento dorato.



Sandy Sciuto