Intervista a Giovanni Zagni, direttore di Pagella politica e di Facta

La diffusione di informazioni false e non corrette è diventata un vero e proprio fenomeno dilagante in tutto il mondo, creando confusione e sfiducia nel fruitore di notizie.
Per tale ragione è nata la figura del giornalista fact checker ossia di colui che verifica la correttezza e la veridicità delle notizie.
In Italia esistono due testate che si occupano di smascherare la disinformazione. Ci riferiamo a Pagella Politica che si concentra sulla verifica delle dichiarazioni dei politici e Facta che, invece, si occupa di stanare le notizie in generale.
Direttore di entrambe le testate è Giovanni Zagni, giornalista professionista che, dopo la laurea ha lavorato da freelance per alcune testate giornalistiche, per poi entrare nel 2015 nella redazione di Pagella politica, specializzandosi sul giornalismo fact checking.

Giovanni Zagni, Direttore di Pagella politica e di Facta, cos’è il fenomeno del fact checking?

Si intende una nuova tendenza del giornalismo o una delle tante nicchie in cui il giornalismo negli ultimi anni si è evoluto. Nello specifico si intende la verifica delle informazioni, nel senso più ampio, sia inizialmente quando riguardava la verifica delle informazioni politiche (circa una ventina di anni fa). Dopo che nel 2016 il tema della disinformazione e delle fake news è diventato più importante tra il pubblico, si è usata l’espressione fact checking tout court ossia anche per quelle notizie virali che riceviamo ogni giorno tramite i social network o le app di messaggistica.

Come si scopre la falsità di una notizia?

Una delle cose più importanti da fare è provare a risalire alla fonte e valutare l’affidabilità della fonte. È un’operazione a volte un po’ complessa perché magari la fonte non è dichiarata nell’articolo o non è chiaro da dove venga quell’informazione, però se si riesce a risalire alla fonte primaria della notizia si può comprendere se vale la pena considerarla vera. Non sempre è possibile quando la notizia arriva dai social network o si tratta di video o di immagini. In questo caso, ci sono alcuni strumenti tecnici per cercare di capire dove quell’immagine o quel video senza fonte è stato pubblicato la prima volta.

Ma se la fonte è considerata attendibile ma è la prima a dare una notizia falsa?

La domanda ha senso se parliamo di errori pubblicati da testate giornalistiche. Di per sé, anche i grandi media possono essere verificati, provare ad andare alla fonte primaria di quella informazione. Inoltre, si deve verificare se la notizia viene data da una o da tante testate. Il fatto che la notizia venga data solo da una testata, può far nascere il dubbio.

Quali qualità deve avere un Fact Checker per poter fare questo mestiere?

Sicuramente bisogna distinguere tra il fact checker di dichiarazioni politiche e il fact checker di cose non politiche. Quindi, se uno si occupa di dichiarazioni politiche bisogna conoscere i temi della politica contemporanea che hanno a che fare con l’economia o con questioni legali. C’è bisogno della volontà di avere a che fare con i numeri e non spaventarsi di fronte a tabelle.
Se, invece, parliamo di contenuti non politici, la cosa più importante è conoscere molto bene i meccanismi del web ed essere in grado di saper usare gli strumenti tecnici e di fare ricerche on-line per verificare meglio i contenuti che arrivano alla viralità.

Pagella politica è stato affiancato da un anno e qualche mese da Facta che va a scovare i fatti e le notizie false. Ho notato una particolarità: Facta è andato online il 25 marzo 2020, cioè quando era stata conclamata la pandemia. L’esserci stata la pandemia in qualche modo ha influito sulla veridicità delle notizie?

Sì, il fine di Facta è di verificare le informazioni non politiche. Il collegamento con la pandemia è molto forte nel senso che noi lo abbiamo lanciato proprio perché, durante le prime settimane della pandemia, abbiamo visto informazioni e disinformazione concentrati su un unico tema.
Avevo in testa da tempo di separare i due tipi di verifica che facciamo: nella disgrazia è arrivata l’occasione giusta. Ci lavoravamo già da qualche mese ma poi era il momento di andare online e abbiamo avuto da subito un ottimo riscontro di pubblico proprio perché molta gente cercava di capire se ciò che ricevevano sulle chat di messaggistica o leggevano fosse vero o no.

Secondo lei il fenomeno delle diffusione di notizie false finirà mai o se si evolverà, in che modo?

Ci sarà sempre un certo margine di approssimazione e di diffusione di notizie problematiche. In questi anni c’è stato chi ha detto che questo fenomeno vi era già prima, ma quello che sta succedendo per quantità e per tipologia di diffusione delle fake news ha oggettivamente delle caratteristiche uniche, proprie di questo tempo. Per capire come evolverà, bisognerà vedere come evolverà il mondo di Internet, perché la rete “ha creato” questo problema e probabilmente in futuro la rete con le sue evoluzioni inciderà anche su come ci informiamo e su come le notizie si diffondono. Sicuramente è un problema che resterà, ma che magari cambierà, anche parecchio.

Come va ad influire il fenomeno del fact checking sul fruitore di notizie?

Su questo c’è un dibattito aperto. Si discute su quanto sia efficace e quanto sia l’antidoto giusto alla diffusione della disinformazione.

Secondo me la questione spesso viene posta un po’ male, cioè si crede che il fact checking possa cambiare le menti e sia una risposta al diffondersi di contenuti di disinformazione.
Io non credo che questo sia il fine principale del fact checking. Secodo me, il fine principale è insegnare un modo di ragionare e di porsi di fronte alle notizie e, allo stesso tempo, diffondere in generale informazione corretta e verificata.

Lei è Direttore di Pagella politica e di Facta. Cosa la spinge ogni giorno a fare questo tipo di giornalismo che è altamente specializzato?

È un approccio molto bello per una persona curiosa ossia chiedersi sempre: ma sarà vero?
Chiedersi se è vero, andare a verificare e trovare le risposte è un bell’esercizio di curiosità e di scettiscimo. È anche alla base di qualsiasi lavoro giornalistico.
Dato che il fact checking è farsi queste domande tutti i giorni, questo lo rende molto affascinante per me.

È mai stato vittima e/o carnefice del fact checking?

Vittima direi di no. Qualcuno si è arrabbiato e se l’è presa con noi. C’è stato qualche momento di attrito, soprattutto in passato con alcuni politici. A parte questo, non mi sento vittima del lavoro che faccio.
Dal lato del carnefice, le cose che abbiamo fatto sono state sempre secondo coscienza e dopo aver verificato.

Qual è l’ambizione da fact-checker che ancora non è riuscito ad esaudire?

L’ambizione principale è quella di riuscire a raggiungere un pubblico più ambio perché il fact checking rimane un linguaggio di nicchia come tipo di giornalismo e di contenuti. Non siamo riusciti neanche a trovare un formato o un linguaggio che riesca ad arrivare a un pubblico molto ampio ed è la cosa a cui pensiamo costantemente.

Invece, gli obiettivi da Direttore sia di Pagella politica sia di Facta quali sono?

Tra gli obiettivi da Direttore c’è di mantenere questa piccola azienda attiva, viva e assicurargli una continuità economica ed editoriale anche nei prossimi anni. Questa è una preoccuapzionee ben viva e ben presente.
Un altro obiettivo è di ampliare il nostro pubblico, di modificare la nostra offerta e arrivare a più gente possibile.

Ho visto che entrambe le redazioni di Pagella politica e di Facta hanno giornalisti che sono under 35. A tal proposito, cosa consiglierebbe oggi al diciottenne che vuole fare il giornalista?

Il mercato dei media si sta evolvendo ed è in crescita sulle nuove piattaforme. Consiglierei di esplorare le frontiere e non accontentarsi del “vecchio mondo”.
Secondo me c’è bisogno di specializzarsi in qualcosa, c’è bisogno di essere i più bravi a fare almeno una cosa, che sia una cosa tecnica o contenutistica. Secondo me competenza e capacità di stare sui nuovi media: questa è la ricetta. Se si pensa di fare l’articolo con competenze vaghe o si sogna di lavorare in “vecchi media” è difficile che riuscirà.



Sandy Sciuto