Intervista a Enrica Alessi: “Not For Fashion Victim” è il suo nuovo romanzo

In vista dell’uscita del suo nuovo romanzo, abbiamo avuto il piacere e l’occasione di conoscere meglio Enrica Alessi: una scrittrice, una mamma di due bellissime bambine e moglie di Giaco.

Come tutte le persone appassionate di scrittura Enrica si dedica a comunicare quelle che sono le sue più grandi passioni, come la moda e il beauty, grazie al suo blog Crem’s Blog, inoltre scrive per una rubrica sul magazine online Grazia, ed ha già scritto due romanzi.

Il primo intitolato Pret – à – Bebè, uscito il 25 giugno 2019, ed è dedicato a tutte le mamme nel sentirsi prima di tutto Donne forti.

Mentre adesso è in uscita il suo nuovo romanzo intitolato Not For Fashion Victim. Il tema che affronta la scrittrice non riguarda solo il mondo del fashion; ciò che vuole trasmettere è un messaggio in cui: “nessuna Donna deve definirsi una vittima della moda, perché la moda non è un limite, ma è un mezzo, quindi non bisogna mai farne a meno”.

Restando sul tema della moda, un’altra caratteristica di Enrica è il deliziare ogni giorno tutte le sue affezionatissime fans, tramite le stories di Instagram, in cui svela i suoi outfits organizzati fino all’ultimo dettaglio e vivere al meglio una giornata piena di impegni, tra il lavoro e le occasioni speciali con la sua bellissima famiglia.

Enrica Alessi è una donna in carriera piena di fascino e di stile, mettendo in risalto il suo spirito sempre solare ed energico in tutto quello che realizza.

da Monaco Life

Com’è nata la passione per la moda? E il desiderio di diventare scrittrice?

La mia passione è innata, non saprei dire chi o cosa abbia scatenato la ‘possessione’, ma di fatto è nel mio DNA. Indubbiamente la mia nonna materna, che io chiamo nonna Glitter, ha un approccio fashion molto forte, in tante cose mi rivedo in lei, anche se vestiamo in modo diverso. Colleziono abiti e accessori da tanti anni e sono affezionata a ognuno dei miei pezzi, separarmene è impossibile.

Ho aperto Crem’s Blog nel 2010, per parlare di moda in maniera non convenzionale, ho sempre amato scrivere, ma a un certo punto, il blog ha iniziato a starmi stretto, sentivo la necessità di raccontare storie e da qui è nata l’idea di scrivere un manuale sulla gravidanza. Quel manuale si è poi trasformato nel mio primo romanzo: Prêt-à-bébé — Diario di una mamma pronta a tutto.

Ogni giorno ammiriamo i tuoi look, su Instagram, dove trovi l’ispirazione? Chi è il tuo guru?

Intanto, grazie del complimento, direi che trovo ispirazione nel mio guardaroba: c’è l’imbarazzo della scelta, anche se ammetto che pure a me capita di dire: non ho niente da mettermi. Ma il mio guru, l’unico e il solo, è senza dubbio Iris Apfel. In fatto di stile la vediamo allo stesso modo e, dopo aver visto il suo documentario che racconta una grande storia d’amore tra lei e il marito, ho rivisto me e Giaco nei loro atteggiamenti. Una volta gli ho detto: “Il mio non è solo shopping, noi siamo collezionisti”. Lui, al ‘noi’, si è messo a ridere.

Sei mamma, scrittrice, hai una rubrica su Grazia.it e un blog, come riesci a organizzare tutto insieme?

Vorrei che le giornate fossero di 48 ore, quindi corro, ma almeno non mi annoio.

da Crem’s blog

In questo lungo periodo di Lockdown, il lavoro per molti di noi è cambiato, come si gestisce lo Smart working per una donna professionista con una famiglia?

Le mie bimbe ormai sono grandi, si gestiscono autonomamente, sono fortunata e confesso che il Lockdown mi ha regalato un sacco di tempo extra. L’ho sfruttato a mio favore finendo il mio secondo romanzo e iniziando un nuovo progetto editoriale su Instagram in cui racconto di storia della moda, di cinema: mi diverte.

Viviamo in un’era in cui sembra che l’unica Arena di confronto siano i social e gli influencer, è davvero l’unico mezzo per trasmettere le proprie passioni?

Se sostenessi il contrario, i miei conti non tornerebbero: ho un magnifico gruppo di lettori su Facebook e uno scrittore senza lettori serve a poco. Sono state quelle persone a farmi prendere coscienza delle mie capacità, mi hanno sempre incoraggiata, sostenuta, sono diventate un punto di riferimento nella mia vita e non lo dico per dire. Detto ciò, credo che, nella nostra epoca, ogni artista può e deve approfittare dei social per divulgare il proprio ‘verbo’, di qualsiasi natura esso sia, ma è necessario metterci il cuore, senza risparmiarsi, o si è artisti solo a metà.

Il giornalismo in italia attraversa una fase molto difficile da parecchi anni, sembra ci sia sempre meno posto per i giovani con la voglia di mettersi in gioco. Cosa consiglia a chi vuole intraprendere questa carriera?

Faccio un triste esempio, un paio di anni prima che Glamour chiudesse i battenti, licenziò i suoi giornalisti per mancanza di fondi, arruolando una squadra di Beauty Reporter — di cui feci parte anch’io.

Il posto per i giovani non manca, ma l’improvvisazione non basta, ecco perché è necessario specializzarsi in qualcosa e per riuscirci è necessario studiare, investire tempo e sacrifici, aggiungere impegno, buona volontà e tanta, tanta pazienza. Missoni e Valentino, per citare due nomi importanti della moda italiana, ci hanno messo vent’anni per raggiungere il successo. Il ‘tutto e subito’ è un castello di carta: prima o poi crolla.

Il tuo primo romanzo Pret-a- bebè ha avuto un riscontro molto positivo, come è nato questo progetto?

Come ti ho anticipato, all’inizio il mio libro voleva essere un manuale, lo avevo battezzato con un titolo alla Werthmuller: “Tutto ciò che le mamme dovrebbero sapere su ciò che la gente dice e non dovrebbe dire”. Direi che le mie buone intenzioni non si potrebbero riassumere in modo migliore.

Volevo aiutare le mamme ad affrontare questo percorso, volevo dire loro di non farsi influenzare dalle cattiverie gratuite e volevo che mantenessero il ruolo di donna, anche dopo aver acquisito quello di mamma. Volevo consigliare un modo efficace per uscirne vincitrici, più forti e più belle di prima. I consigli sono diventati la mia esperienza personale, quasi a voler dire: ‘se ci sono riuscita io, potete riuscirci anche voi.

da once upon a time a book…love

Il tuo nuovo romanzo, Not For Fashion Victim di cosa tratta?

Questa volta ho deciso di auto pubblicarmi. Ho cominciato a scrivere questo romanzo a marzo 2018 per la mia pagina Facebook: una puntata a settimana. L’ho sospeso a dicembre 2019, senza svelare il finale, ed è stato come trasformare una serie tv in un film. Le lettrici lo aspettavano e io non potevo aspettare i tempi della casa editrice. Avevo deciso di fare una versione Kindle e un’edizione cartacea limitata e numerata, credendo che i miei lettori preferissero il digitale, ma mi hanno espressamente chiesto la carta e li ho accontentati. Il libro si potrà acquistare solo su Amazon e presto sarà in vendita in alcune boutique italiane con un packaging a sorpresa.

da ilrestodelcarlino

Not for fashion victim racconta la storia di Melissa, una brillante veterinaria con un passato sentimentale difficile. Convive con Cassandra, la sua migliore amica, la responsabile accessori della boutique più bella della città, e con Max, un bobtail che le è stato regalato perché potesse riacquistare fiducia nel genere maschile. Il gusto raffinato di Cassandra e la sua passione per la moda hanno cercato di contagiare lo stile discutile di Melissa, ma lei sostiene di non possedere il cromosoma fashion. Cassandra non si arrende e ora che sta per sposarsi, la conversione spirituale dell’amica diventa una vera e propria missione. Le affida il suo libro preferito: Lessico dello stile, autografato da Jérôme Gautier, perché possa farsi un’idea di uno stile semplice ed elegante — Chanel ne è l’esempio per eccellenza — ma il suo cane decide di divorarlo. Questa piccola tragedia dà vita a una serie di conseguenze a catena che catapulteranno Melissa nel mondo della moda, cambiando per sempre non solo il suo stile, ma anche la sua vita sentimentale.

Tra messaggi scritti all’autore per recuperare l’autografo perduto, una collega/rivale che assomiglia a Britney Spears, un burbero cowboy da conquistare, un inquietante medico da smascherare, una direttrice di una famosa rivista di moda, una festa di addio al nubilato da organizzare — e qualche bugia di troppo — vi racconto in modo cinematografico come si può cambiare idea sull’argomento.

 Esiste un sogno non solo professionale che ancora non hai realizzato?

Vorrei che Not for fashion victim diventasse un film. Vorrei mettere a disposizione il mio guardaroba per i costumi e vorrei che tutti gli attori fossero sconosciuti, ma con tanta voglia di fare.

E vorrei essere parte integrante del progetto, nessuno conosce la storia meglio di me. Produttori: se mi state leggendo, io sono pronta.



Roberta Guadalupi