I disastrosi effetti dell’acido su donne adultere e bambine

In social up, SOCIALE by redazioneLeave a Comment

Noi di Social Up ci schieriamo contro ogni forma di violenza, dunque anche su queste forme che si rivolgono alle donne.

Laxmi Saa aveva 15 anni quando nel maggio del 2005, mentre attendeva l’autobus per andare a lavoro presso una libreria di Nuova Delhi, un uomo di 32 anni le ha gettato in faccia un secchio di acido perché Laxmi non lo amava.

“È come se il mio volto avesse preso fuoco, la pelle si scioglieva e si staccava dalla faccia. Urlavo dal dolore, piangevo, chiedevo aiuto ai passanti, ma nessuno è venuto in mio soccorso” ha detto Laxmi.

Ogni anno nel mondo più di 1500 donne vengono sfregiate con l’acido, secondo le statistiche internazionali la lista dei paesi più colpiti include: India, Pakistan e Bangladesh ma anche Cina, Vietnam, Cambogia, Nepal, Inghilterra, Sud Africa, Uganda, Kenya, Yemen, Etiopia, Afghanistan, Iran, Indonesia, Filippine, Taiwan, Tailandia, Australia, Arabia Saudita, Turchia, Nigeria, Italia, Francia, Egitto, Belgio, Bulgaria, Canada, Malesia, Jamaica, Sri Lanka, Stati Uniti, Colombia.

Sono Donne che in qualche modo hanno detto NO; donne la cui condotta è risultata un oltraggio e la loro punizione è stata quella di venire deturpate.

La sofferenza per corrosione da acido è indicibile.

Il rischio cui vengono esposte, di malattie e di disagio emotivo e sociale, è gravissimo. Alcune si sono poste al centro di battaglie per combattere e per affermare la loro dignità. In Italia Lucia Annibali è divenuta un importante esempio di fierezza. Nella sua frase c’è tutto:

«Sono pronta. Del resto sarò un’altra Lucia per tutta la vita, non posso continuare a nascondermi.»

Musarrat Misbah è un’imprenditrice, gestisce circa 25 Saloni di Bellezza in Pakistan.

“Una sera di undici anni fa, mentre stavo per chiudere il negozio, è entrata una donna velata, chiedendomi di aiutarla. Era piuttosto scortese e mi sono detta: ecco è la fine della giornata e arriva proprio adesso una cliente difficile.” racconta Misbah.

“Quando si è tolta il velo, mi sono dovuta sedere. Davanti a me c’era questa ragazza, giovanissima, praticamente senza più il viso. Voleva che facessi qualcosa per aiutarla a sentirsi meglio. E così è iniziato tutto.”

Dopo quella sera Misbah ha inserito un annuncio sul giornale locale, per offrire trattamenti alle donne vittime di acido, nei giorni successivi 42 donne si sono presentate in negozio.

“Non avevo mai realizzato quanto questo problema fosse diffuso prima di allora.” Misbah proviene da una famiglia dell’alta borghesia di Lahore, ed è stata costretta a sposarsi all’età di 17 anni. dopo essere stata abbandonata dal marito, ha potuto contare sull’appoggio dei suoi genitori, che le hanno permesso di partire per Londra dove ha frequentato una scuola di formazione per parrucchieri ed estetisti.

Così la catena di Saloni di Bellezza impiega ragazze e donne vittime di “acidificazione”. Questo per combattere quell’isolamento sociale che queste donne si trovano a vivere come “effetto collaterale” della violenza. Proporre delle donne sfigurate in un salone di bellezza è una proposta di riflessione davvero ampia… anche su ciò che consideriamo “bellezza”.

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