Chi è Michele Riondino, “padrino” del Festival di Venezia 2018

Sandy Sciuto

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Per la 75esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2018 è stato scelto Michele Riondino come padrino per condurre le serate di apertura e di chiusura della kermesse.

Dopo il talentuoso Alessandro Borghi presente nella precedente edizione, adesso è la volta di Michele Riondino che in comune con Borghi ha l’appartenere alla nuova generazione di attori italiani bravi, ma poco conosciuti.

La kermesse si terrà dal 29 agosto all’8 settembre 2018 a Venezia. È diretta da Alberto Barbera e organizzata dalla Biennale di Venezia presieduta da Paolo Baratta. È un’ottima scelta il nome di Riondino per una delle manifestazioni che celebrano il cinema più importanti nel mondo per una serie di motivi.

Prima di tutto perché è come una sorta di riconoscimento della bravura e del percorso cinematografico intrapreso dall’attore. Il suo è un curriculum pieno di successi, di ruoli interpretati magistralmente e di progetti in cui ha fortemente creduto.

Il Riondino è attore con la A maiuscola e per intero. Non solo cinema, ma anche tv e teatro sempre ad altissima qualità, sempre dando il massimo.

In teatro ha lavorato accanto a Giuseppe Patroni Griffi, Marco Bellocchio, Emma Dante e Marco Baliani. Nel 2012 ha firmato la regia di due spettacoli teatrali quali “La vertigine del drago” (presentato al Festival dei Due mondi di Spoleto nel 2012) e “Siamo solo noi” che lo vedono anche interprete. Per il cinema, un successo dietro l’altro. Si fa notare nel film “Il passato è una terra straniera” con Elio Germano, ma poi diventa amico di Leopardi ne “il giovane favoloso”, riscuote successo con il film “Dieci inverni” di Valerio Mieli accanto ad Isabella Ragonese, conquista premi per il ruolo in “Fortapasc” e in “Noi credevamo” di Mario Martone.

Il grande pubblico lo scopre con la tv. Riondino è stato per la Rai, il leggendario Pietro Mennea, ma anche il giovane Montalbano e di recente protagonista del film “La mossa del cavallo”, basato sul libro di Andrea Camilleri.

Ma oltre la valigia dell’attore, Michele Riondino è anche impegnato socialmente per la sua Taranto di cui difende cultura e stigmatizza i problemi. Da cinque anni è il Direttore artistico del concerto del Primo Maggio a Taranto.

È bravura ed impegno, determinazione e temperamento: un attore meticoloso, attento nella cura dei personaggi che interpreta ed incredibilmente bravo.

Essere padrino del Festival di Venezia non è di certo il coronamento di una carriera cinematografica, ma rivela che oggi Michele Riondino è parte ingrante, essenza e realtà viva del cinema italiano. Non è vero che il cinema italiano è morto. È vero il contrario: il cinema italiano è vivo più che mai e Michele Riondino con il suo talento è la prova!

Quindi pronti a vederlo sfoggiare impeccabili completi uomo sul red carpet mentre sorride e saluta i fan?