Catania: popolo di pochi lettori e di troppi Festival del libro

In #CulturalMente by Claudia RuizLeave a Comment

Effervescente città ai piedi del vulcano Etna, Catania ha dato dimostrazione di forza e bellezza. Nonostante un Comune in deficit finanziario, i catanesi hanno deciso di rendere sempre più bella la propria città. Ne sono l’esempio le numerose iniziative di riqualificazione della zona di San Berillo, i ripetuti festival della Birra, le manifestazioni solidali come il Corri Catania, che quest’anno ha vantato record di iscritti con 34mila magliette vendute. 

Solidarietà, spensieratezza e voglia di lasciare un segno importante di condivisione e collaborazione rende la città di Catania da qualche anno la meta estiva di molti turisti stranieri, impegnati in un tour della bedda Sicilia Orientale. A cornice di un momento storico così frizzante possiamo collocare anche la nascita di un nuovo Festival a Catania, quello del libro; la città infatti che ha dato i natali a personalità come Verga e Bellini oggi sembra voler puntare sulla cultura e in particolare la promozione della lettura con, non uno, ma ben due Festival del libro. 

Il 30 Aprile è pervenuta in redazione, infatti, la notizia del Catania Book Festival ed il nostro cuore è esploso di gioia, da bravi divoratori di libri quali siamo. Ne abbiamo pubblicato volentieri il comunicato e segnato in agenda il proposito di non mancare a questo evento. Il 3 Maggio un secondo comunicato per quanto gradito ci ha lasciato un po’ interdetti, l’associazione culturale NO_NAME ci comunica la prima edizione dell’Etnabook.

Cercando di capire cosa fosse successo abbiamo contattato i Direttori artistici dei due Festival, per quale motivo quella forte sinergia di intenti e volontà di condivisione professata da più parti sembrava fosse venuta meno? La direzione artistica dell’Etnabook nella figura di Cirino Cristaldi e Giampiero Gobbi ha così commentato le nostre perplessità: ”Etnabook – Festival Internazionale del libro e della cultura” è una manifestazione che ha lo scopo inequivocabile di promuovere la cultura attraverso l’esplorazione del mondo universale del libro. La sincronicità con cui entrambe le iniziative si sono mosse è del tutto casuale. Per quanto riguarda il nostro progetto, ci lavoriamo già da mesi. Non può far altro che bene che a Catania ci siano più eventi di cultura e cosa più entusiasmante è che a portare avanti due progetti validi e finora mai proposti siano due gruppi di giovani che amano la propria città. La direzione artistica e organizzativa di Etnabook sarebbe più che favorevole a una collaborazione con l’altro Festival del libro. Siamo convinti che dovunque si produca cultura ci debba essere alla base la voglia di confrontarsi per crescere e migliorare: è infatti proprio attraverso lo scambio che essa trova terreno fertile per svilupparsi e diffondersi”.

L’altro lato Simone Dei Pieri, Direttore Artistico del Catania Book Festival, ha commentato affermando: “Non posso che essere felice che proliferino questo tipo di iniziative che permettono alla città di Catania di arricchirsi sotto il profilo culturale”.

Belle parole quelle di entrambi gli organizzatori che però lasciano l’amaro in bocca, perché se partecipare al primo Festival del libro è figo, dover richiamare la gente su di un mercato così fragile è da stolti. Ancora una volta Catania ha perso una bella occasione per distinguersi e poter fare “le cose per bene”. Il settore editoriale da anni soffre schiacciato dalla martellante scontistica applicata da Amazon e similari sui libri di varia. Sconti che non permettono alle piccole librerie di reggere il confronto e ad editori locali di fare la differenza con libri di qualità. Non dobbiamo lamentarci del fatto che la qualità dei libri prodotti è scadente se ormai gli unici rimasti a comprare i libri cartacei e in libreria sono i quattordicenni per il firma copie della webstar di turno. 

A Catania, forse in pochi lo sapranno, probabilmente nemmeno tanti catanesi ne sono a conoscenza, esistono bellissime realtà editoriali che faticano quotidianamente per produrre libri che valga la pena di essere letti, ci viene in mente la Splen edizioni con i loro libri per bambini, le Edizioni Cavallotto volte alla valorizzazione della cultura siciliana, potremmo continuare con Maimone Giuseppe Editore, Redazione Villaggio Maori e tanti altri. Non pensiamo che la cultura verrà svalutata in nessuno dei due festival, siamo rammaricati dal fatto che si è persa un’opportunità di crescita, di collaborazione, di coesione sociale e lavorativa. 

La città di Catania è abituata ad eventi rivolti al libro di qualità molto scadente, d’esempio è stata l’iniziativa “Libri sotto gli archi” della passata amministrazione comunale, un evento bello se non fosse per il fatto che in pochi ne conoscevano l’esistenza e che di fatto non ha aiutato nessuno. In un momento di così profonda crisi culturale e sociale la città di Catania, vitale e colorata nelle sue bellissime vie, ha perso l’occasione di essere elogiata per un solo evento ma che avesse tutte le caratteristiche per diventare punto di riferimento annuale per la città e perché no per l’intera regione Sicilia.

Ci auguriamo che le organizzazioni di entrambi i Festival possano organizzare due manifestazioni rivolte al libro e alla cultura in generale degne dei più alti esempi come Torino e Milano, ma sarebbe già una grande vittoria se riuscissero a far rivivere nelle persone la bellissima sensazione di un foglio carta stampata tra le dita.