Annullamenti causa Coronavirus: quando la cultura viene sacrificata

La settimana che si è appena conclusa è stata, senza ombra di dubbio, la più paradossale mai vissuta, piena di “novità” causa Coronavirus.

I provvedimenti di isolamento e contenimento emanati dal Governo hanno riguardato le zone rosse in primis, ma anche città ed eventi a queste collaterali. Si è consumato, così, il tran tran degli annullamenti e dei rinvii di manifestazioni culturali e non solo.

La prima chiusura che ha fatto scalpore è stata sicuramente quella del Teatro Alla Scala, con il rinvio di spettacoli programmati mesi fa con artisti internazionali di prim’ordine. Il Teatro era stato interessato a provvedimenti del genere solamente in tempi di guerra e questo deve far riflettere.

È stata poi la volta delle trasmissioni TV registrate a Milano e dintorni senza pubblico in studio, una situazione surreale che è stata affrontata con professionalità e carisma dai vari conduttori (Quelli che il Calcio con il pubblico in diretta Napoli, che qualità).

Annullamenti e chiusure: psicosi dilagante

A catena, poi, ci sono state le numerose cancellazioni e rinvii dei tour in club e palazzetti di molti artisti,

Emblematico il post di Elio Biffi dei Pinguini Tattici Nucleari, che ha annunciato l’annullamento del tour in partenza da Pordenone con ironia, lanciando un segnale di speranza.

 

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Domenica mattina mi sono alzato e ho fatto un po’ di cyclette perché era giorni che non riuscivo a trovare il tempo di fare un po’ di attività fisica. Mentre sudavo lì sopra il furbofono è caduto a terra e lo schermo si è crepato. È stato quello il primo momento in cui ho capito che le energie del mondo stavano turbinando male. Chetempochefa in diretta da uno studio deserto non ha aiutato a appianare la questione. La mattina dopo arriviamo stremati in un palazzetto già pronto per il nostro show, saliamo sul palco, proviamo duro, ma dietro di noi l’umore cominciava a cambiare. A un tratto, la produzione ci convoca: il tour è annullato, viva il tour! A chiedermelo una settimana fa, oggi avrei immaginato di postare una bella foto dallo show numero 0, quello di Pordenone. E invece ci si è spaventati tanto a causa di una cosa talmente piccola che non la possiamo vedere e la società dove viviamo ha deciso di paralizzarsi per un po’. A me resta da mostrarvi dunque solo un ben più umile #nude. Ci si vede presto, ricordatevi che bisogna sempre sorridere al caos – prima o poi le stelle si allineano sempre. #machilavrebbemaidetto #pinguinitatticinucleari #eliobiffi #tattoo

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È toccato poi al Carnevale di Venezia essere annullato, una città già in ginocchio dopo l’alluvione del novembre scorso. E poi è arrivato il rinvio del Salone del Mobile di Milano dalla primavera all’estate, il Salone dell’Auto di Ginevra, ecc.

Anche lo sport, ovviamente, è stato interessato dalla psicosi delle chiusure, con rinvii a porte chiuse (prima), trasformatisi in annullamenti. Un campionato, quindi, rimasto a metà, con 4 partite in tre giorni.

Chiusure e rinvii: erano proprio necessari?

Partendo dal presupposto che la salute pubblica prevale su tutto, viene da chiedersi se queste cancellazioni di massa non abbiano avuto proprio l’effetto contrario. Aumentare il panico e la depressione nel popolo italiano preso di sorpresa.

Proprio così, perché finché si rimanda un concerto nei luoghi vicini ai “focolai” lo si può anche accettare. Possiamo capire anche la scelta della Scala e dei grandi eventi con personalità che arrivano da tutto il mondo.

Ma non è proprio accettabile la scelta presa nei confronti del pubblico in studio e del rinvio di match di primo piano (ovviamente si allude a Juventus-Inter). Spettacoli del genere, infatti, ricoprono un appuntamento quotidiano, ma anche un evento per far distrarre tutti, per almeno un paio d’ore, dalla psicosi che ci ha investito.

I “limiti” alle manifestazioni pubbliche hanno causato un danno alla cultura (letteraria, musicale, sportiva, ecc.) ed un popolo impaurito, senza cultura, è destinato ad essere sempre più preda della paura.

Non resta che aspettare che tutto torni alla normalità, se mai sarà possibile, perché “prima o poi le stelle si allineano sempre”. Sarà nostro compito fare lezione di quanto stiamo vivendo, per fare in modo di non rivivere lo stesso ed imparare dai nostri errori.



Paride Rossi