Allenamento dopo i 50 anni: da zero all’Iron Man

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Oggi intervistiamo Gilberto Tani, imprenditore 50enne, per chiedergli come ha fatto da zero a concludere con un buon tempo niente meno che l’Iron Man, la più massacrante gara di Triathlon esistente.

Ciao Gilberto, partiamo innanzitutto dal tuo lavoro, per inquadrare la tua routine.

Ciao Andrea, grazie per la domanda. Sono un imprenditore pavese, lavoro nella manutenzione di impianti a olio diatermico da oltre 28 anni. Fino ai 50 anni, per quanto mi sono tenuto in esercizio, non si può dire certo che fossi uno sportivo. Facevo un po’ di moto, avevo un peso abbondante ma non ero grasso e, rispetto ai miei allenamenti odierni, posso dire di aver sempre avuto una vita piuttosto normale. Con il fatto che svolgo lavoro di ufficio direi che la mia vita era al limite del sedentario.

E cosa è cambiato a un certo punto? Come mai hai deciso di voler fare l’Iron Man?

In realtà non ho deciso subito di fare l’Iron Man. Arrivato alla soglia dei 50 anni, mi sono voluto lanciare una nuova sfida. Con l’avvicinarsi del compleanno faccio un pò un bilancio, mi rendo conto di aver costruito la ditta che sognavo quando ero un ragazzo, di avere una bella famiglia, 9 cani che amo e dei cari affetti. Insomma mi serve una motivazione per migliorarmi.
Mi pongo quindi l’obiettivo di riuscire a portare a termine una gara di triathlon per un motivo: vengo a sapere che allenarsi per un Triathlon Sprint (750m di nuoto, 20km di ciclismo e 5km di corsa) richiede soprattutto tanta determinazione e forza di volontà.
Lo faccio quindi per mettermi alla prova e superare i miei limiti.

Ti sei allenato da solo?

No no. Ho da subito deciso di affidarmi a un personal trainer perché non volevo farmi male, tanto più che dal mio lavoro dipende l’intera azienda e mi assorbe anche molto tempo, per cui l’obiettivo primario era migliorarmi in completa sicurezza.
Ho iniziato pian piano. Prima 1 km, poi 2. Prima 5 vasche di nuoto, poi 10… Ho suddiviso tutto in tappe. Piccoli traguardi che ti gratificano e ti danno l’opportunità di quantificare i risultati. Partire con un unico bersaglio grosso scoraggia chiunque.
E ti dirò, il fisico all’inizio ci ha messo il suo tempo a reagire, ma sono rimasto davvero stupito quando un anno dopo sono riuscito a tagliare il mio primo traguardo.

E da lì all’Iron Man?

Da lì è partita la nuova sfida, sempre nell’ottica dell’automiglioramento: riuscire a finire una gara di Iron Man! Per farlo però in accordo con il personal trainer e il fisioterapista (necessario alla nostra età quando si effettuano sforzi così intensi) ci siamo dati l’obiettivo di 2 anni. Non ho voluto esagerare coi tempi. Da lì in avanti è stato un crescendo, che ti forma soprattutto mentalmente. Ci vuole costanza di allenamento, ma anche nell’alimentazione! Mi sono fatto seguire da un dietologo per impostare la corretta alimentazione. I pranzi di lavoro con i clienti o diete troppo aggressive possono trasformarsi in trappole che fermano il fisico e non lo aiutano ad avere i giusti nutrimenti per svilupparsi. Insomma, come per la mia azienda, ho costruito un piccolo team che mi ha aiutato a raggiungere l’obiettivo.

Come ti senti ora, che sfida ti sei posto e che consiglio vuoi dare ai nostri lettori?

Mi sento bene per aver realizzato l’obiettivo che mi ero posto, ma al contempo sono una persona che non si accontenta mai. Passata l’euforia dell’Iron Man mi sono dato un’altra sfida. Questa volta però la sfida non è fisica ma lavorativa. Ho pianificato una serie di azioni per la mia azienda che richiedono metodo e disciplina, come nel triathlon, e sto costruendo il team giusto per realizzare questo obiettivo.

Il consiglio che mi sento di dare invece ai miei coetanei, ma anche ai più giovani, è di credere in se stessi ed avere un metodo per fare le cose. Poniti un obiettivo, anche piccolo, e fai i passi giusti per realizzarlo, senza scorciatoie. Quando lo raggiungi l’energia che si sprigiona ti da la forza di spostare un po’ più in là il traguardo e ricominciare. Così nel lavoro come nello sport.
Dice un vecchio proverbio africano: “Sai come fa un piccolo uomo a mangiare un elefante? Un pezzo alla volta.”