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“Alimentazione e psicosi da dieta, come uscirne?” Raccontalo a zio Benny

“Carissimo zio Benny,
sono Carlo e ho 24 anni. Ormai il venerdì è appuntamento fisso con la tua Posta del C* e, finalmente, ho deciso di scriverti anche io. Vorrei raccontarti di me e di un problema di alimentazione che mi porto dietro dall’adolescenza. Fin da piccolo ho sempre avuto problemi di peso. Esageravo con il cibo e di conseguenza aumentavo di peso. I primi anni delle superiori per me coincidono con l’inferno. I nuovi compagni mi massacravano per il mio fisico e scaricavo lo stress sul cibo, prendendo sempre più chili. Un giorno, stanco di questa situazione, decisi di mettermi a dieta forzata. Ho perso tanto su tutti i fronti e dall’ansia, ho iniziato a toccare sempre meno cibo e a vomitare tutto ciò che ingerivo. Se prima usavo felpe larghe per nascondere la mia ciccia, ho preso a usarle per nascondere il mio aspetto scheletrico. Sono in cura presso uno psicologo e una dietologa con le quali stiamo cercando di normalizzare il mio peso e la mia psicosi di non ingrassare. […]”

“Ehy Zio Bé,
Come stai? Ho letto della tua diretta su IG con le nutrizioniste. […] Adoro mangiare e la buona cucina, ma se penso di aver esagerato mi induco a rigettare tutto. Non lo faccio spesso, puoi chiedere se sono bulimica?
Fede.”

“Ciao Benny, complimenti per la tua posta. Sono una mamma e sono preoccupata per mia figlia. E’ fissata con la moda e con le modelle, specialmente gli angeli di Victoria. Lei è già magra e ora ha iniziato una dieta estrema presa da internet e ogni mattina va a correre. Sto valutando di rivolgermi a qualche specialista. Dici che esagero?
Luisa.”

Storie, lettere e messaggi, tutte che esprimono un disagio, una difficoltà che è quella di relazionarsi con il cibo.

Ho da sempre considerato la buona cucina, il sedersi a tavola con amici e parenti, un momento di pura estasi. Un convivio irrinunciabile per poter vivere armoniosamente. Ci sono poi le nuove scoperte, l’assaggio di nuovi piatti, anche lontani dalle tradizioni locali, come un momento di confronto e di crescita anche culturale.

Il cibo è uno dei pochi piacere di questa vita e andrebbe vissuto come tale. Se mi obbligassero a scegliere come passare la vita, sicuramente opterei per la compagnia di amici sinceri intorno ad una tavola imbandita. Non voglio nemmeno parlare degli inviti a cena. Un momento di giubilo, dove qualcuno si preoccuperà di preparare piatti squisiti solo per te. Se poi l’invito a cena lascia supporre un post cena, ecco che i legami si rafforzeranno sicuramente. Quindi lo ammetto il mio girone preferito dell’inferno è quello dei golosi. Se dovrò scontare le pene infernali vorrei essere lì.

Nonostante la mia smodata passione per la cucina, devo sincerarmi e dire che spesso e volentieri mi preoccupo di come il mio corpo appare in pubblico. Se aumento di peso cerco di nascondere le rotondità e corro subito ai ripari. Ecco perché la mia relazione con la mia nutrizionista non avrà mai fine. Ci ameremo per sempre! E’ solo grazie a lei e ai suoi consigli professionali che riesco a perdere quei morbidi e strabordanti rotolini che si ammassano sulla mia pancia.

Per quanto mi preoccupi dei canoni estetici il cibo mi batte sempre ai rigori. Ciò che, però, mi chiedo spesso e su cui mi interrogo è quanto i canoni estetici ci influenzino ogni giorno. I modelli che ci propongono, ci spingono verso la perfezione statuaria. Io, però, sono ormai convinto che non potrò fare altro che guardare con invidia i dotati di tartarughe addominali, di solchi e di rientranze dei muscoli. Sono realista.
Non so perché, sarà questione di genetica, di ormoni, di madre natura burlona, ma siamo diversi.

Molto spesso, però, noto come i disturbi alimentari siano legati a problematiche scaturite dalla nostra buffa testolina. Si innesca un processo di non piacersi o il lasciarci convincere dagli altri, che non ci piacciamo. Improvvisamente ci assale questa smania di dover modificare il nostro aspetto, che di base non è una cosa negativa, anzi. Penso per esempio a Noemi e alla sua trasformazione pre Sanremo. Il problema sorge quando non si riesce più ad uscire da questa smania di cambiare, trasformando un cambiamento positivo in una vera e propria psicosi e disturbo dell’alimentazione.

Ciò che possiamo fare è controllarci. Ecco, non dobbiamo rinunciare alla pizza. Questo sarebbe un sacrilegio immorale e non dobbiamo rinunciare neppure all’olio di palma, ma semplicemente assumerli nelle dosi giuste. Evitare gli eccessi, non troppo e neppure troppo poco. La vita è già complicata di suo, non possiamo negarci la bontà di un torta.

Vivere condizionati a vita dall’idea degli altri? In realtà sono sicuro, che tutti abbiamo gli stessi dilemmi esistenziali. Ovviamente è più facile notare i difetti altrui, forse, essere “cattivi”, sotto questo punto di vista, ci permette di essere più indulgenti con  noi stessi.

La paura di ingrassare non deve spingerci al polo opposto. Non voglio predicare bene e razzolare male. Forse l’invito che sto facendo, è quello che segretamente vorrei fare a me stesso. Il nostro rapporto con il cibo non deve diventare una battaglia. L’importante è non cadere nei disturbi legati all’alimentazione e rivolgersi a professionisti che possono seguire il nostro percorso di  trasformazione.

Stasera, 2 Aprile, secondo appuntamento con Social Talk in cui si parlerà di diete e alimentazione corretta. L’appuntamento è su IG @socialupmag ore 20:30.

Benito Dell'Aquila