17 FIFF. River to river: il festival del cinema indiano di Firenze

Francesco Bellia

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Si concluderà oggi 12 dicembre la diciassettesima edizione del River to River, il Festival del cinema indiano, ospitato a Firenze presso il cinema La Compagnia“. Una manifestazione, diretta da Selvaggia Velo e promossa dalla Associazione culturaleRiver to river”, che già nella prima giornata (7 dicembre), ha visto grande partecipazione del pubblico, a dimostrazione di come la rassegna, tra le più importanti d’Italia e d’Europa per il cinema indiano, riesca a catturare l’ attenzione e l’ interesse di appassionati e non, verso la cultura indiana e il suo cinema, come ribadito dagli interventi del sindaco Dario Nardella, della  vicepresidente della Regione Toscana Monica Barni e dell’ ambasciatrice indiana in Italia Reenat Sandhu, che hanno preceduto l’inizio della kermesse.

Sala piena già per la proiezione del film d’aperturaNewton” di Amit Masurkar, che sotto forma di commedia riflette sulle elezioni politiche indiane ed è la pellicola proposta dall’India per competere come miglior film straniero agli Oscar 2018. Nella seconda giornata, invece, spazio nel pomeriggio al primo film in concorso “Angamaly Diaries” di Lijo Jose Pellissery, una variopinta gangstory ambientata nella città di Angamaly, oltre che a “Filmisthaan”, su Bollywood di Yamsin e Fazal Kidwai (presenti durante la manifestazione); in serata, invece, la proiezione di “Shab”, nuovo film del regista Onir (premiato in passato all’Indian Film Festival di Firenze), anche lui ospite della manifestazione. 

Nella terza giornata, invece, incontri sul ruolo di Mahatma Gandhi, a 70 anni dall’indipendenza dell’India, con esperti in materia (Rocco Altieri, Fabrizia Baldissera); inizio della proiezione dei cortometraggi in concorso e, infine, in serata, proiezione di “My Pure Land”, di Sarmad Masud, pellicola presentata dalla Gran Bretagna per partecipare alla categoria miglior film straniero Oscar 2018Presente in sala la protagonista Suhaee Abro. Nella quarta giornata gli altri film e cortometraggi in concorso, nonché un incontro su “Sapori e segreti delle spezie e del cibo indiano” e collegamento skype con la celebre regista Deepa Metha

Suhaee Abro, protagonista di My pure land

Questa è solo una parte de nutrito programma della manifestazione, che, per la varietà dei contenuti proposti e l’organizzazione di essi all’interno del palinsensto, mostra di voler rappresentare con sensibilità e competenza la complessità di una cultura ricca e variegata come quella indiana, estesa e differenziata anche geograficamente, di certo non di semplice e immediata comprensione, soprattutto, per gli occidentali.

Il festival mette a proprio agio gli spettatori; li invita a deporre i loro pregiudizi e a conoscere: non solo attraverso le parole, ma soprattutto mediante il cinema, sia di esordienti che di autori affermati, da sempre il mezzo espressivo più efficace per confrontarsi con apertura verso la diversità. Il merito del River to River è quello di impegnarsi per far confluire le tante sfaccettature dell’India in Italia. Come se l’Arno fosse un po’ la continuazione del Gange: da fiume a fiume appunto. Annullare per un attimo le distanze territoriali di appartenenza, per favorire la condivisione ed un vivo confronto.

Il regista Onir

Di seguito la recensione  del film d’apertura Newton. Nella pellicola (presentata anche a Berlino), scritta e diretta da Amit Masurkar, l’omonimo protagonista (Rajkummar Rao) è un giovane funzionario del governo, nominato come scrutatore di riserva per le imminenti elezioni indiane. 

Strenuo sostenitore del rigoroso rispetto delle regole, che egli cura scrupolosamente nei minimi dettagli, dinnanzi al ritiro di tutti gli altri candidati, ben più cauti e accorti di lui, viene ben presto promosso a “presidente di seggio” per raccogliere voti nel Chhattisgarh, nel bel mezzo della giungla, in una zona ad alto rischio, perché precedentemente occupata dai comunisti, e conquistata di recente dai militari. Si tratta chiaramente di un luogo scarsamente popolato in cui solo in pochi potrebbero votare, ma la popolazione non sa nulla dei candidati, né sembra così motivata a recarsi al seggio.

Nonostante questo Newton persevera nell’impresa. Scortato dai militari, per la pericolosità della zona, con i suoi colleghi scrutatori, tra cui Malko (Anjali Patil), una insegnante, rappresentante locale nel seggio, che lo aiuta nel tradurre la lingua del Chhattisgarth, e Loknath, irresistibile macchietta comica interpretata con grande efficacia da Raghuvir Yadav, egli, da idealista, un po’ ingenuo, ma testardo, cercherà di adempiere al meglio al suo compito, nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate sul suo cammino. Il suo scopo tuttavia è diverso da quello dei politici o dei soldati, tra cui soprattutto il comandante di questi, Aatma Singh (un brillante Pankaj Tripathy), coinvolti loro malgrado in questa atipica spedizione. 

Se essi, infatti, vogliono sbrigarsi al più presto e “chiudere la faccenda”, per sostenere, sopratutto davanti ai media, di aver portato la politica e la democrazia fin dentro la giungla, attraverso però adempimenti più formali che sostanziali; Newton, invece, vorrebbe far comprendere agli abitanti locali il vero significato del voto e far si che essi si esprimano come cittadini liberi, secondo il principio di uguaglianza: un’impresa chiaramente impossibile da compiere nell’arco di un solo giorno, come gli ricorderà il comandante dei militari con una delle sue tante divertenti uscite: “Sei Newton, non metterti a fare Eistein”.

Solo alla fine, il protagonista riuscirà in parte nel suo intento, quando, per un assurdo paradosso, lui, per niente violento, sarà costretto dalla ritrosia delle autorità militari e politiche, ad imbracciare un’arma pur di permettere le “libere elezioni” auspicate. Non saranno certo come le aveva immaginate, ma rappresenteranno comunque una sua piccola vittoria, sudata e ottenuta combattendo.

 

Il messaggio finale del film è dunque positivo, sebbene si collochi in un quadro realista. Cambiare si può, ma a passi talmente piccoli, da essere forse impercettbili, armati di tanta pazienza e forza di volontà, come quelle dell’indomito protagonista, l’unico dei personaggi a non essere un disilluso. Del resto il suo stesso nome è quello di un “rivoluzionario” della scienza, Newton, che secondo una divertente battuta della pellicola ha cambiato davvero le cose per gli indiani poiché “Ha insegnato che la forza di gravità agisce ugualmente su tutti: un ricco e un povero buttati giù da una rupe si schiantano entrambi al suolo”.  

Come si diceva l’ironia è onnipresente nella pellicola   e costituisce, assieme alla sceneggiatura, ai dialoghi e al mestiere degli attori (tra cui spiccano Pankaj Tripathy e Raghuvir Yadav) il punto forte del film. La satira politica di Masurkar è sottile, non altisonante né grottesca.

Con pacato, ma divertente senso dell’humor il regista sfrutta l’ingenuità del suo tenace protagonista, come espediente per raccontare le dinamiche che si celano dietro le elezioni indiane, ben lontane dall’essere democratiche, o davvero libere. Nella parte centrale il film ha dei momenti un po’ ripetitivi, che servono ad evidenziare la noia degli scrutatori che attendono invano i votanti, alcune delle quali, però, potevano essere tagliate. Una pellicola godibile, dunque, che potrebbe rientrare, così come il nostro  “A ciambra” nella lista dei candidati a miglior film straniero.