Vita da bambola: Barbie, la vera icona femminista

Quando si parla di Barbie di solito si pensa a un mondo rosa per bambine, un mondo lontano dagli adulti, e soprattutto dalla realtà. Nulla potrebbe esserci di più sbagliato di queste definizioni, soprattutto oggi che il fenomeno Barbie (nonostante i sali e scendi delle vendite), è ormai sempre più fuori dai confini fanciulleschi e sempre più di tendenza.
Quando è arrivata sul mercato, 59 anni fa, Barbie era ‘semplicemente’ una modella adolescente, con un guardaroba sorprendente, e novità assoluta per il pubblico delle giovanissime acquirenti; ma Barbie già allora era avanti a tutti, essendo la prima vera fashion doll della storia (la prima Barbie si ispirava alla Bild Lilli, bambola dell’omonimo personaggio fumettistico tedesco, non esattamente adatto ai bambini).
Barbie dimostra fin da subito di essere una donna indipendente (suvvia, Ken è più un accessorio che altro) e fin dai primi anni ’60 si affaccia a carriere che all’epoca erano prettamente maschili (e arriva persino sulla Luna anni prima dell’uomo), dimostrando, come poi dirà molti anni dopo lo spot delle I Can Be (la linea dedicata agli oltre 140 mestieri che Barbie ha fatto in questi quasi 60 anni), che ‘tu puoi essere tutto ciò che vuoi’.
Il falso mito che Barbie imponesse alle bambine di essere principesse o spose è portato avanti da chi, purtroppo ancora oggi, non si è mai affacciato veramente al mondo di Barbie (basterebbe fare un giro nei negozi di giocattoli per vedere quanti mestieri faccia Barbie, dalla cuoca all’architetto, dalla paleontologa all’apicultrice, dalla donna d’affari all’ingeniere robotico), etichettando il personaggio più amato del mondo come un fenomeno stereotipato che impone una certa figura femminile.
Già tutto questo cade facilmente come vi ho appena detto, dimostrando che Barbie già in tempi non sospetti (negli anni ’70 era già stata astronauta, maestra, cantante, chirurga, hostess, infermiera…) mostrasse alle bambine un modello di donna che insegue le sue passioni, i suoi talenti, le sue aspirazioni.
Il secondo falso mito è quello che riguarda il corpo di Barbie, spesso molto discusso, insieme ai suoi tratti somatici. Barbie ha cambiato forme e corpo spesso nei decenni, sicuramente (ahimè?) seguendo i canoni di bellezza del momento. Questo è stato davvero un male? Non credo, perché se da una parte (come abbiamo visto con i mestieri) Barbie deve far imparare, come ogni gioco del mondo, deve ovviamente anche far sognare. Però Barbie non è certo restata con le mani in mano, imponendo una bellezza caucasica come unico punto di riferimento.
Alla fine degli anni ’60 infatti Christie, la prima amica afro americana di Barbie, entra in scena, seguita negli anni ’80 dalla bellezza asiatica di Miko/Kira/Marina, e dalla simpatia latina di Teresa, per poi arrivare nel 2015 a ampliare la scelta di etnie, colori e tratti somatici con le nuove Fashionistas.
La vera rivoluzione era già dietro l’angolo, e così nel 2016 Barbie diventa Tall (più alta), Petite (più bassa) e Curvy (più rotonda) per essere più somigliante a ogni tipo di donna, in modo che ogni bambina possa rivedere se stessa, le sue amiche, la sua mamma, e chiunque riconosca nelle sue bambole del cuore.
Il secondo falso mito dell’icona di perfezione e omologazione cade così miseramente.

Il terzo falso mito è quello che Barbie sia solo un prodotto per bambine. Quando negli anni ’90 arrivano le prime bambole da collezione questo paletto cade, essendo questi prodotti destinati a un pubblico adulto e distinguendolo dalle playline, le bambole da gioco, quelle più accessibili ai bambini. Oggi con l’avvento dei social Barbie è una icona di stile, e uno degli ‘oggetti’ più fotografati al mondo, basta scorrere instagram per trovare migliaia di account dedicati a lei, fotografata in ogni luogo e ogni occasione.
Nel 2018 è ancora giusto pensare che solo le bambine femmine comprino le Barbie? No, assolutamente no, e questo la Mattel lo ha capito da tempo, e infatti nel 2015 nello spot Moschino Barbie compare per la prima volta un maschietto che gioca e ama la sua fashion doll. Barbie è per tutti, per tutti coloro che vogliono giocare e sognare, senza alcuna distinzione.

Terzo falso mito abbattuto.

L’ultimo falso mito, il quarto, che racchiude un po’ tutto ciò che abbiamo detto è che Barbie, per il suo aspetto fisico, per la sua ‘frivolezza’, per il suo mondo rosa, è un cattivo esempio per le bambine, una fatua illusione, qualcosa di massa che annega l’individualismo.
Tutto ciò è una grandissima bugia, perché abbiamo visto che con i suoi mestieri Barbie insegna alle bambine, e ora possiamo dirlo, ai bambini, che da grande puoi essere tutto ciò che vuoi, con le sue differenze di peso, altezza, tratti somatici, colori, Barbie ci dimostra che si può essere belli in qualunque modo, con la passione degli adulti nel giocare e collezionare le Barbie si dimostra che quello di Barbie non è un mondo finto per bambini che vogliono semplicemente un giocattolo nuovo.
Poi non dobbiamo dimenticarci di tutte le aste benefiche, le iniziative di carità, l’impegno di creatori e collezionisti per temi che vanno dalla cura delle malattie infantili, alle raccolte fondi per scuole e borse di studio per i ragazzi più bisognosi. Barbie, i suoi creatori e i suoi fan sono sponsor di innumerevoli iniziative di questo genere, e spesso nessuno ne parla.
Marchi famosi in tutto il mondo e stilisti internazionali hanno creato abiti per Barbie e ne hanno associato il marchio, dimostrando l’importanza di qualcosa che non è semplicemente una bambola.
E infine arriviamo al tema scottante degli ultimi tempi, ovvero le Barbie ispirate a donne forti che hanno cambiato la storia, l’arte, la scienza, lo sport, la comunicazione. Qualcuno ha storto il naso vendendo una Barbie dedicata ad esempio a Frida Kahlo, ritenendo indegno vedere una grande artista ridotta a un prodotto stereotipato. Invece la Mattel da anni dedica delle bambole alle Sheroes, le Role Model del nostro tempo, quelle donne che hanno fatto o stanno facendo la storia nel loro campo, facendo così conoscere questi personaggi, di cui diciamocelo, si parla sempre troppo poco, a una generazione più piccola che così giocando imparerà molto di più. Infatti le donne a cui sono state dedicate queste bambole (per fare un nome italianissimo, Sara Gama, difensore e capitano della Juventus femminile e della nazionale italiana) si sono dette fiere e onorate di questo omaggio.
Allora, non sarebbe quindi l’ora di riconoscere a Barbie il suo valore di vera icona femminista, indipendente, che ha ispirato milioni e milioni di bambine nel mondo a inseguire sempre i propri sogni?
E poi, se è solo una bambola, tutto ciò che le si richiede, ai nostri figli non dovrebbe essere insegnato da noi invece che da un gioco?
Chissà, certo è che Barbie di strada ne ha fatta davvero tanta, e la donna è sempre stata omaggiata e esaltata da lei, mai resa ridicola o limitata in alcun modo.
Viva Barbie, l’ultima vera icona femminista.



redazione