Intervista The Prooftop: il nuovo volto del rap capitolino

Roma. Anno 2015. Due ragazzi con la passione per il rap si incontrano e decidono di unire le loro esperienze in una collaborazione unica ed esplosiva.

Uno è Danny Beatz aka Danny Businezz, all’anagrafe Emanuele D’Onofrio, classe ’89, appassionato fin dall’adolescenza all’hip hop e a tutti i generi black, dal soul al funk passando per l’R&B. Dalle prime rime appuntate tra pagine di diari di scuola, Danny Beatz ora è artista mc e producer, con alle spalle diverse esperienze da rapper in crew e da solista, nonchè importanti collaborazioni da producer per artisti come Johnny Roy, Mr. Cioni, Jesto, Tony Sky, Madness, Sick Rock, Kento, Debbit, Piotta e molti lavori della sua label “La Grande Onda“. Grazie ad una laurea in ingegneria del suono e gli studi di fonia, tecniche di mixing e mastering, allestisce il suo project studio, “The Space Studio“, dove molti artisti underground curano i propri lavori.

L’altro è Whisky The Ripper, alias Daniele Kurimszki, romano di orgine russe, anch’egli con una carriera di tutto rispetto. Dal 2008, anno di pubblicazione del suo primo album “Ottavo Round” con la crew Imperia Legion, grazie al quale ha avuto l’opportunità di aprire molti concerti di artisti nazionali come Brusco, Clementino, Ghemon, Truceklan e molti altri, non si è mai più fermato sia nella produzione che nella formazione. Tra il 2012 e il 2014, infatti, si trasferisce a New York, dove nello studio della “The Beat Renaissance” scrive “Back To Square One“, progetto musicale con mc italiani e statunitensi, tra gli americani spicca la collaborazione con Sadat X. 

È dall’estro di questi due personaggi che nasce il progetto “Prooftop“, un combo rap/hip hop dal respiro di matrice electro, urban e sperimentale. Dopo due anni di collaborazione, ecco “The Proof”, il loro album d’esordio, un disco vario, completo, dai toni seri, introspettivi, alternati a brani più leggeri, accompagnati da basi in grado di rispondere a tutti i gusti e sfacettature musicali. Il risultato è un un album forte, esplosivo, potente, proprio come i “The Prooftop”. Noi di Social Up abbiamo avuto il piacere di incontrarli e di intervistarli per voi. Ecco tutto quello che ci hanno raccontato.

Il progetto ProofTop nasce nel 2015, ma vi conoscete da molto più tempo. Come mai avete deciso solo adesso di iniziare questa collaborazione?

Eravamo in Crew diverse, c’ era rispetto e amicizia, ci si beccava alle serate e spesso suonavamo insieme. Poi Whisky è partito per New York cominciando un progetto solista, culminato con Back to Square One. Nel frattempo Danny a Roma aveva aperto il suo studio di registrazione. Quando Whisky è tornato ci siamo ritrovati in studio e abbiamo deciso di rimetterci alla prova unendo esperienze e cultura musicale.

Dai tempi del TruceKlan la scena del rap romano si è evoluta. Com’è e quanto è cambiata secondo voi?

(Whisky) Il rap prima del Truce Klan era roba da “rappusi” e basta, era musica di nicchia. Il T klan ha coinvolto altri gruppi sociali, scatenando l’ interesse per il rap anche da parte di punkettoni o gente che girava per rave techno ecc… Anche dei pischelli che andavano a ballare la house in disco. C’è stato un avvicinamento forte anche delle ragazze, che prima si vedevano molto meno nelle serate rap.

(Danny) Più che cambiata si è divisa in 2 grandi filoni… Da una parte chi è rimasto aggrappato ad un certo mood “Hardcore” e dall’altra chi sposa le nuove sonorità. Un po’ come è sempre stato, solo che adesso le new generation coinvolgono di più, il pubblico che ascolta è davvero giovane.

E’ uscito il vostro primo progetto dal titolo “The Proof”: qual è la storia volete raccontarci?

(Danny) “The Proof” è l’album di esordio che ci mette alla prova, che riunisce le nostre esperienze e le conoscenze fatte nel corso di questi anni di Rap Underground di cui viviamo ancora. A mio avviso è un album abbastanza completo; c’è il classico che si mescola con le sonorità elettroniche. Per questo, si parla un po’ di tutto: di rivalsa, di sfida, di puntare sempre in alto, di ricordi e di situazioni scomode.

(Whisky) “The Proof” è un album deciso a tavolino, e poi realizzato. E’ stata una lunga storia, due anni di lavoro, ma alla fine siamo riusciti a fare ciò che volevamo, con le sonorità che volevamo, la qualità che volevamo, e siamo mega soddisfatti. Speriamo solo di arrivare a più persone possibili, di toccarle nelle corde dell’ animo.

Il brano “Tormento” è ricco di collaborazioni importanti: Piotta e Inoki. Com’è stato lavorare con loro?

(Danny) Tormento l’ho incontrato in un viaggio in treno per Milano; è stata l’occasione per scambiarci due chiacchiere e valutare che avevamo qualche amicizia in comune… E’ una persona umile e consapevole di ciò che fa, d’altronde vive di HipHop da anni. Inoki è un amico di Whisky ed hanno avuto l’opportunità di stringere contatti tramite Zinghero di Roma. Tommaso “Piotta” Zanello è uno dei migliori artisti con cui abbia legato negli ultimi anni; vale per lui come per tutta La Grande Onda. Con loro sono riuscito a trovare uno spazio parallelo con i DJ Set, i featuring con Debbit, le Compilation ecc…

Il primo singolo estratto da “The Proof” si intitola “Chiama Dio”. Perché l’avete scelto come pezzo per presentare il vostro lavoro? 

“Chiama Dio” è un brano pieno di potenza: noi siamo 30enni pieni di voglia di fare, di vivere, di sognare, di viaggiare. Spesso per un motivo o per un altro non riusciamo a farlo al meglio, quindi a volte è il caso di chiamare dio e raccontargli un po’ di fatti che accadono nelle nostre vite quotidiane. Sono ironico ovviamente, però il pezzo spaccava un botto, e ci piaceva presentare “The Proof” in questo modo.

Ed infine, la domanda di rito: vi vedremo ancora insieme? Quali sono i progetti per il futuro?

Si, crediamo molto in questo progetto. non abbiamo ancora niente di pianificato perché stiamo ancora pensando a “The Proof”, ma credo il prossimo disco sarà molto più conscious, più serio a livello di argomentazioni, piu maturo, piu sentimentale diciamo. A presto ragazzi!