Intervista a Luana Ilardo, la figlia che cerca giustizia per il padre Luigi

Di Giuliana Avila Di Stefano per Social Up.

SocialUp è volata a Catania per l’evento organizzato da Antimafia Duemila in occasione della presentazione del libro Cosa Nostra SpA di Sebastiano Ardita, consigliere togato del Csm, in cui si evince come attraverso un’analisi sulla storia della città Etnea degli anni ’70 e ’80 sono stati raccontati “fatti e fenomeni non solo di mafia, guerre di mafia ma anche guerre di politica, infiltrazioni, collusioni, disillusioni – ha spiegato l’autore – Poi ho rappresentato la città nei tempi più recenti, lasciando che fosse il lettore a trarre le conclusioni di quelle che sono le differenze, valutando se, in queste differenze, quelle vicende di mafia narrate avessero avuto una parte”.
All’incontro, moderato dal collega Salvo La Rosa, erano presenti come relatori Nino Di Matteo, Consigliere togato del Csm, Nicola Gratteri, Procuratore Capo di Catanzaro e Nicola Morra Presidente della Commissione Parlamentare antimafia.
Ad aprire l’incontro di spessore, come ben pochi ce ne sono a Catania,  il direttore di ANTIMAFIADuemila Giorgio Bongiovanni, che ha salutato e ringraziato della presenzia fra il pubblico anche Luana Ilardo, figlia di Luigi, detto Gino,  (ex) boss della mafia di Caltanissetta che decise di collaborare con lo Stato e, prima che ciò diventasse ufficiale e dopo aver portato i Ros nel covo di Provenzano ben dieci anni prima del reale arresto, fu assassinato sotto casa il 10 maggio 1996.
Luana, lei da ben ventiquattro anni si batte affinché giustizia sia fatta. Fra qualche mese ci sarà la sentenza della Cassazione che stabilirà se confermare o meno quanto stabilito dalla Corte di Appello di Catania: l’ergastolo ai capimafia Giuseppe Madonia e Vincenzo Santapaola, in qualità di mandanti, al boss Maurizio Zuccaro, come organizzatore, e a Orazio Benedetto Cocimano, come esecutore.
Guardi, ho fiducia nella Giustizia, e agli imputati nei fatti di una conferma di quanto già stabilito, cambierà poco, in quanto sono già condannati all’ergastolo per tanto altro.
Ciò che mi preme è che anche la Verità sulle talpe nelle istituzioni, che avevano svelato la volontà di mio padre di lasciare Cosa Nostra e il suo essere  “infiltrato” all’interno della stessa,  cosa che sottolineo, nessuno aveva mai fatto e ha più fatto, venga finalmente fuori con prove certe e innegabili.
Suo padre, con il nome Oriente, cominciò a collaborare, consentendo molti arresti. Fra questi avrebbe potuto esserci anche Provenzano, ma non accadde.
E già questo è molto strano, non crede? Le ricordo che è da questo mancato arresto che parte il processo sulla Trattativa Stato – Mafia…
In tutti questi anni Luana, cosa le ha dato la forza di continuare a battersi per la Verità?
Il grande amore per mio padre e anche la necessità di riscattare lui, la sua memoria e i suoi figli.
Per anni, e in parte ancora oggi, non ho avuto un’identità definita. Sono cresciuta con la vergogna. Prima perché avevo un padre in galera, che pur amandomi immensamente, non potevo godermi e soffrendo molto per non avere una famiglia normale come dovrebbe essere. Poi perché mio padre venne ucciso dalla Mafia, all’apparenza per chissà quale regolamento di conti… E alla fine, scoprire che quel mondo che mi circondava da sempre, non era più il mio. Sia chiaro,  oggi ne vado fiera, ma si metta nei panni di una persona che scopre dai giornali che tuo padre era un collaboratore infiltrato e che è stato ucciso per questo. In fondo, se ci pensa, quel mondo ha reagito con la loro legge: da lì non si esce se non con la morte. Ciò che mi ha deluso, è che la Legge non ha rispettato se stessa: una parte dello Stato malato ha tradito in quanto aveva paura delle verità che Gino Ilardo stava rivelando agli inquirenti.
Lei si sente sola, Luana?
Oggi non più. Per molti anni ho creduto di battermi contro i mulini a vento, ma oggi vedo che le Verità stanno finalmente venendo a galla e ringrazio tutti coloro che mi stanno supportando senza mai aver chiesto loro nulla. Ho compreso che “la sofferenza e il dolore sono sempre doverosi per una coscienza vasta e per un cuore profondo” come afferma Dostoevskij. Seppur ci sono voluti tanti anni, adesso vedo una luce in fondo al tunnel, e ciò non serve a me, ma ai giovani e a quelli che verranno, anche e per loro mi batto.
Cosa le manca o le è mancato di più Luana in questi anni?
Mio padre. Ma lui è sempre accanto a me, io sto solo continuando il percorso che lui è stato costretto a interrompere
redazione