File ai monti dei pegni di molte città una coppia di anziani vende le proprie fedi d’oro per aiutare i figli che non hanno più lavoro

In silenzio, mantenendo anche forse più della distanza consigliata per i protocolli di sicurezza, con la testa china, ringraziando la mascherina, perchè ti consente di coprire bene il volto, in questo caso per non farsi riconoscere, in fila i cosiddetti ricchi ed i poveri aspettano il loro turno per essere ricevuti presso il Monte dei Pegni di Catania, come di molte altre città. Il Natale inizia così, non acquistando ma cercando di vendere oggetti d’oro, per portare a casa del contante che riesca a sfamare la famiglia.

Professionisti, imprenditori, sono tutti in fila, stanchi di aspettare dalle banche per i prestiti, o di ricevere bonus, cassa integrazione, sussidi vari e buoni spesa dei Comuni, aguzzando l’ingegno la “voce di popolo” ha sparso la notizia, veritiera, che al monte dei pegni danno soldi subito, senza chiedere chi sei o che merito creditizio hai, ad un tasso buono. Ed ecco che subito si sono formate le file ai “monti di pietà”, istituzione caritatevole nata nel Medioevo per difendere il popolo (la “plebe”, poi il “quarto stato” di fine Ottocento) dalla morsa degli usurai. Oggi la proprietà delle filiali italiane del credito su pegno che prima erano di UniCredit e del Creval (una quindicina in Sicilia) è passata sotto l’insegna Affide agli austriaci della settecentesca e imperiale casa d’aste viennese Dorotheum, nota anche per le sue iniziative di beneficenza alle famiglie più povere.

Ma il tutto in silenzio e senza un centesimo in tasca, perchè dietro le porte ci sono pronte le scadenze di pagamento, dall’affitto, alle bollette, dagli assegni post-datati staccati ai fornitori al rifornimento della dispensa. Ci sono anche i sogni di una famiglia di riunirsi sotto l’albero di Natale, gli sguardi ansiosi dei bambini pronti con le loro letterine a Babbo Natale. La frase ed il pensiero di ciascuno è “verrò prestissimo a riscattare, sono costretto adesso la mia famiglia non ha più niente”,   si dicono sicuri di potere riscattare il pegno entro tre o massimo sei mesi proprio perchè confidano di incassare al più presto le spettanze dovute».

«Noi per legge – precisa Steger, il condirettore generale dell’ente – siamo tenuti a erogare credito su pegno solo a persone fisiche, quindi si tratta soprattutto di lavoratori cassintegrati o di liberi professionisti in momentanea difficoltà, ma non posso escludere che fra loro vi possano essere anche artigiani e piccoli imprenditori che ancora non hanno ottenuto il prestito da 25mila euro garantito dallo Stato e ricorrono al credito su pegno per tamponare certi pagamenti». Ci sono i venditori ambulanti, tutti coloro che lavorano in nero, persone che non sono garantite da nulla e da nessuno, persone disperate, anziani che sono costretti a cedere la loro misera pensione ai figli bisognosi, e si vedono costretti a vendere anche le loro fedi d’oro per poter tirare avanti.



Alessandra Filippello