Fantasia portami via: benefici e svantaggi del sognare ad occhi aperti

A quanti di voi è mai capitato di fantasticare o di sognare ad occhi aperti? Alzi la mano chi non l’ha mai fatto. Secondo alcuni psicologi, infatti, trascorriamo circa il 30% della nostra giornata con la testa tra le nuvole. Magari in auto, di rientro in treno da una giornata di lavoro, prima di andare a dormire o anche tra i banchi di scuola e persino in sala d’attesa dal medico.

Quando sogniamo ad occhi aperti, giriamo nella nostra testa dei film di cui noi stessi siamo i protagonisti, scegliamo i personaggi, le ambientazioni, grandi effetti speciali. E ogni volta che lo facciamo preghiamo di non ricevere mai quel “pizzicotto” che ci riporti alla realtà.

Ma cosa sogniamo? Il più delle volte, essendo legati ai nostri obiettivi personali, i sogni ad occhi aperti cambiano da persona a persona. Immaginiamo di poter vincere alla lotteria, di conquistare uomini o donne irraggiungibili, di prendere un buon voto. Eppure nella realtà di tutti i giorni, fantasticare viene spesso giudicato come un atto infantile e  immaturo di persone magari creative, ma poco legate alle responsabilità che la vita impone. Cari fantasticatori non avete nessuna ragione di rimproverarvi; sempre più ricerche scientifiche dimostrano quanto sia importante sognare.

Lo sostiene uno studio canadese che si è svolto presso la University of British Columbia ed è stato diretto dalla Dr.ssa Kalina Christoff. Grazie a questa ricerca, pubblicata sulla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences“, si è arrivati alla conclusione che i sogni ad occhi aperti non sono una semplice distrazione o un segno di pigrizia, al contrario potrebbero rappresentare un momento in cui il cervello, rilassandosi, ha il tempo di analizzare e risolvere problemi anche complessi. Mediante risonanza magnetica funzionale, si è scoperto infatti che nel momento in cui fantastichiamo, si attivano delle aree del cervello nominate circuiti di default, quelle adibite al controllo delle attività mentali di routine, seguite dalla corteccia prefrontale, che si occupa invece della risoluzione di problemi importanti.

Fantasticare è un’attività piacevole, siamo d’accordo, comune alla maggior parte di noi. In alcuni casi, però, il fantasticare è così coinvolgente da intrappolare il soggetto in una gabbia dalla quale non può e forse non desidera uscire. Qui si presenta costantemente il bisogno compulsivo di rituffarsi, appena possibile, ed allontanarsi sempre di più dal mondo reale. Ecco che fantasticare diventa una fuga dalla realtà e ne ostacola il confronto. Un recente studio pubblicato su “Psychological Science” ha dimostrato la relazione che esiste tra la tendenza a sognare ad occhi aperti e la presenza di sintomi depressivi. Nello specifico, è stato chiesto ad alcuni partecipanti di fantasticare sulla conclusione di uno scenario ipotetico ed hanno valutato che quanto più l’esito immaginato era positivo, minore era il livello di sintomi depressivi nel momento specifico in cui si fantasticava; tuttavia, a distanza di mesi, i sintomi depressivi erano pronti a bussare alle loro porte, probabilmente perché l’evento sperato non si era verificato.

Detto ciò, gli psicologi consigliano di coltivare sogni dinamici, che rappresentino uno stimolo a mettere a frutto il nostro talento e a credere in noi stessi. In poche parole dovremmo prestare maggior attenzione a ciò che desideriamo, ma soprattutto ad esser pronti ad impegnarci adeguatamente affinché possa realizzarsi.



Erminia Lorito