Fonte: televisionando.it

Boris: perché tutti siamo destinati ad amarla all’infinito

Venerdì primo maggio ci siamo svegliati con una sorpresa su Netflix, una di quelle notizie che ti cambiano letteralmente la giornata: sono state caricate di nuove le tre stagioni di Boris.

L’annuncio è arrivato, in pieno stile Boris, venerdì mattina sul profilo ufficiale di Netflix Italia, scatenando la rete ed anche gli stessi protagonisti della serie, come Carolina Crescentini (Corinna) e Paolo Calabresi (Biascica).

E così, in sordina, è tornata a disposizione di tutti la miglior serie italiana, o meglio, anzi la fuoriserie per eccellenza. Ma perché tutti amiamo o ameranno Boris?

Boris: la rivincita solitaria della fuoriserie italiana

Boris nasce nel 2007 dall’idea di tre geniali mostri dello spettacolo italiano Giacomo Ciarrapico, Luca Vendruscolo e Mattia Torre, con l’obiettivo di creare una serie italiana che non sia italiana. Spieghiamo meglio.

Boris ripercorre le vicende di una troupe televisiva intenta a girare la mitologica serie “Gli Occhi del Cuore”, ennesima fiction all’italian confezionata per la TV e destinata alla visione da parte di un pubblico disinteressato, assuefatto dalla mancanza di qualità e dai continui cliché.

La banda, capitanata dallo splendido regista Renè Ferretti, alias Francesco Pannofino, svolge il proprio lavoro in maniera disinteressata, impegnandosi, ma non troppo, facendo il compitino, portando il risultato a casa, con il perenne sguardo all’andamento dei dati auditel.

Sul set le parolacce non mancano, la meritocrazia non è rispettata e le raccomandazioni la fanno da padrona, rendendo il tutto un lavoro fatto alla “cazzo di cane”, giusto per fare una scontata citazione.

Boris rappresenta la situazione non solo della fiction italiana, concentrata per anni (e tutt’ora) solamente al risultato economico, per cui vengono sacrificati qualità, logica e tante altre cose belle, ma anche dell’intero sistema paese Italia. Sì, è proprio così, non stiamo esagerando.

Boris: ironia ed allegoria

In Boris, infatti, sono all’ordine del giorno la mediocrità non punita, anzi premiata, le raccomandazioni, la mancanza di rispetto nei confronti dei propri colleghi, la (in)capacità di fare squadra, il precariato risolto a umma umma, insomma…una giornata normale nell’Italia di dieci anni fa ormai, ma anche di oggi.

Frame di Boris – Il Videogioco Fonte: thegamesmachine.it

La mancanza di peli sulla lingua, l’esaltazione esasperata delle imperfezioni del nostro Paese e il “buona” anche se tutto male sono le caratteristiche che ci hanno fatto innamorare di Boris, condite ovviamente dalla dissacrante comicità e bravura (sì questa c’è davvero) degli interpreti e degli autori.

Boris, dopo essere stata decretata la miglior serie italiana di sempre, senza dubbio può essere definita un evergreen, attuale in ogni momento in cui viene vista, un po’ come il bianco che sta bene su tutto.

Ora c’è l’opportunità di mettersi in pari con uno dei mostri sacri dello spettacolo italiano, facciano del nostro meglio. Dai dai dai!



Paride Rossi