Il lato oscuro della natura (su twitter)

In SCIENZE by Irene Del LestoLeave a Comment

Su Twitter l’hashtag #bestcarcass immortala il lato più grottesco e cruento della natura. Attenzione: servono stomaci forti. Nessun animale è stato maltrattato per le foto che vi mostreremo

Il 10 gennaio è stato lanciato da un gruppo di scienziati un hashtag del tutto particolare: il contest #bestcarcass prevede che venga giudicata la foto della miglior carcassa di animale morto in natura, anche decomposto, tra gli utenti di twitter. La macabra rassegna mette in mostra il lato oscuro della natura in cui, al posto di immagini mozzafiato di animali allo stato brado, è raffigurato il desolante finir della vita.
A lanciare per primi l’hashtag sono stati alcuni scienziati al lavoro sui predatori africani, tuttavia, il contest ha preso man mano sempre più piede all’interno del social media. Il pioniere del macabro hashtag è Julien Fattebert, ecologo al Swiss Ornithological Institute (Vogelwarte) che, pubblicando la foto di un leopardo sbranato dai leoni ed affidandosi ai 140 caratteri cari a Twitter, spiega così la sua idea: “Non è tutto glitter e arcobaleni. Gli animali muoiono. Vengono uccisi. Si decompongono.”

La finestra sulla natura “maligna”, come l’apostrofava il Leopardi, ha trovato il suo posto (finalmente?) sui social media. Lo scopo del macabro contest, infatti, è più educativo che ricreativo, volto a mettere in luce gli aspetti spiacevoli della natura che, forse, abbiamo un po’ dimenticato.
Sulla scia di Fattebert, altri biologi hanno deciso di condividere foto provenienti dal proprio lavoro di ricerca, come Anne Hilborn, studentessa di dottorato al Virginia Tech e Arjun Dheer, biologo dell’University of Southampton.

Dall’altra parte c’è chi, invece, mette in luce i bizzarri comportamenti che hanno condotto gli animali alla morte, come dimostrano i tweer che abbiamo raccolto per voi, come quello di Emanuele Biggi, un fotografo naturalista che ha ripreso la morte di centinaia di rane rimaste ghiacciate nello stagno del Parco Regionale dell’Aveto, nel Nord Italia e, ancora, Yannick Dillinger  che ha immortalato volpi ghiacciate in Germania.

Compaiono anche animali fossili nei tweet, conservati perfettamente: è il caso del piccolo di Mammut di 41.000 anni fa conservato nel ghiaccio a Lyuba, nella tundra della Siberia, o i resti fossili di un pesce gigante che infilza uno pterosauro. Chi invece non ama molto le foto di carcasse animali, può seguire l’esempio di Hope Jahren che posta un “massacro” di corpi di piante: del resto sono anche esse esseri viventi e meritano di essere considerati tali.

Alla fine, a detta anche degli scienziati, non ci sarà mai un vero vincitore per #bestcarcass ma alcune foto possono rivelare un interessante background della vita degli animali, degli scienziati che li seguono e del bizzarro senso dello humor dei biologi. Per il sito THE VERGE,  gli scienziati sono i migliori su twitter. Forse sì, gli scienziati sanno avere un inusuale senso dell’humor, ma l’aspetto cruento e deprimente della natura racchiude in sé un mondo di cui ci dimentichiamo spesso. La morte dei grandi animali è alla base della catena alimentare dei detritivori che ha come protagonisti assoluti gli invertebrati del suolo, i funghi, i batteri e alcune specie di uccelli, come gli avvoltoi, e che di certo non immaginavano diventare protagonisti su Twitter.

About the Author
Irene Del Lesto

Irene Del Lesto

Rapita dalla biologia sui banchi di un liceo classico, mi sono laureata in Biologia ambientale nel 2016. Collaboro con Social up e con l’associazione ScienzImpresa cercando di occuparmi di divulgazione scientifica ma, soprattutto, cercando di capire cosa fare da grande. Una delle più grandi passioni è il mare dal quale non potrei mai vivere troppo lontano.