Dimmi che forma ha il tuo cervello… e ti dirò chi sei

Irene Del Lesto

In SALUTE, SCIENZE / Irene Del Lesto / Comments

Nuovi studi dimostrano che conoscere la forma del nostro cervello può fornire impressionati risultati sulla nostra personalità e sui disturbi mentali che potrebbero insorgere

Un team internazionale di ricercatori che spazia dall’Italia, alla Germania al Regno Unito e, infine, USA (Luca Passamonti – Università di Cambridge e Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche Ibfm-Cnr; Nicola Toschi – Università Tor Vergata di Roma; Roberta Riccelli – Università Magna Græcia di Catanzaro; Antonio Terracciano – Università della Florida) ha mappato la struttura e il funzionamento del cervello umano grazie al progetto, avviato in America, del “Human Connectome Project”. I 500 volontari che si sono sottoposti ai test avevano un’età compresa tra i 22 e i 36 anni, tutti perfettamente sani. Grazie alle loro risonanze magnetiche, il team internazionale ha potuto pubblicare uno studio sulla rivista specializzata Social Cognitive and Affective Neuroscience in cui, studiando le differenze anatomiche della corteccia cerebrale dei vari individui, ha potuto utilizzare tre indici di confronto: lo spessore, l’area ed il grado di “ripiegamento” corticale (ovvero da quante “fessure” o “ripiegamenti” è caratterizzata l’area cerebrale). Dai risultati ottenuti è emerso che elevati livelli di nevroticismo sarebbero connessi ad un aumento dello spessore della corteccia e, contemporaneamente, ad una riduzione dell’area cerebrale, in particolare di quella prefrontale e temporale con conseguente rischio di sviluppare ansia e depressione. Al contrario invece, la curiosità, la socialità, l’apertura mentale verso nuove esperienze sarebbero correlate ad una riduzione dello spessore della corteccia e, simultaneamente, ad un ingrandimento nell’area prefrontale del nostro cervello. La ricerca è inoltre corroborata da un altro studio, sempre seguito dal team internazionale di cui sopra parliamo, in cui viene mostrato come il cervello di ragazzi adolescenti con seri problemi antisociali sia nettamente diverso nella struttura da quello di adolescenti che non mostrano le stesse problematiche. Molto distante dalla frenologia, pseudoscienza che nell’Ottocento prese avvio in Europa e che pretendeva di determinare le qualità psichiche e la personalità di un individuo dalla morfologia del suo cranio, ad oggi, gli scienziati sperano di poter riuscire a comprendere meglio la relazione tra morfologia cerebrale ed una serie di disturbi mentali come, ad esempio, quelli comportamentali. Il primo passo è proprio quello di individuare le basi neurali della personalità e pare proprio che ci siano riusciti, o perlomeno, che siano sulla buona strada.